L'angolino degli emergenti

Recensione “La piccola Parigi” di Alessandro Tonoli

Buongiorno a tutti, cari lettori! Come state? Il fine settimana è giusto dietro l’angolo e io non potrei esserne più felice. Ma veniamo a noi, finalmente sono tornata sul blog e lo sto facendo col botto! Eh già, perché il libro di cui vi parlerò oggi è davvero speciale, e si è conquistato un posto d’onore tra i libri letti fin’ora nel 2017. Sto parlando de “La piccola Parigi”, scritto da Alessandro Tonoli ed edito da GWMAX editore. Senza ulteriori indugi, diamo il via alla recensione!

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Titolo: La piccola Parigi

Autore: Alessandro Tonoli

Anno di pubblicazione: 2015

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: GWMAX editore

Prezzo eBook: 2,99€

Dove acquistarlo: Sul sito della Casa Editrice o su Amazon.

Trama: “Una città, un racconto misterioso e una bambina di cui nessuno ha mai saputo il nome. Ecco cosa si cela dietro Cabiate e il suo essere chiamata dai suoi abitanti “La piccola Parigi”, per un motivo che però nessuno sembra ricordare. Forse solo il nonno di Chiara ha, nascosta nel suo passato, la chiave per svelare la natura di questo incantesimo che ora, forse, sta per essere finalmente rivelato.”

Innanzitutto ringrazio tantissimo l’autore che mi ha offerto la possibilità di leggere il suo libro, ne sono stata davvero onorata! Tanto più che “La piccola Parigi” è un piccolo capolavoro, a mio avviso, e adesso vi spiego subito il perché.

I primi personaggi che incontriamo sono Chiara, una ragazzina tutto pepe, e suo nonno Francesco, un vecchietto all’apparenza burbero ma che in realtà nasconde un cuore d’oro. La storia effettiva di questo libro ce la narra proprio lui; o meglio, la narra a Chiara, la sua nipotina, ma leggendo il suo racconto ho avuto l’impressione di tornare io stessa bambina, di essere seduta lì accanto a lei ad ascoltare le parole del nonno, come se fossero indirizzate anche a me. E se questa non è bravura, non so proprio come altro definirla. Il racconto del nonno ha come scenario il comune di Cabiate, chiamato dai suoi abitanti “Piccola Parigi” per un motivo che quasi nessuno riesce a ricordare. Nonno Francesco però lo ricorda bene, per fortuna, e ci rende partecipi di questa storia magica che vede come protagonista una bambina senza nome, apparsa all’improvviso a Cabiate. Nessuno sa da dove arrivi, come si chiami, chi siano i suoi genitori o dove abiti; lei semplicemente è lì, una presenza vivace e colorata tra le strade silenziose di Cabiate. La piccola senza nome attacca bottone con tutti, è buffa e ha idee tutte sue, che in apparenza possono sembrare un po’ strambe, fuori dal comune. L’abilità dell’autore sta proprio qui: in poco meno di sessanta pagine è riuscito a tratteggiare con maestria profili di personaggi che si animano di vita, personaggi atipici che in un modo o nell’altro ci entrano nel cuore. E con questa adorabile bambina senza nome, che in seguito verrà chiamata “Piccola Parigi”, è stato proprio così: è atipica e fuori dalle righe, ma si è insinuata agile tra le mie costole fino a raggiungere il cuore. Non voglio svelarvi troppo della trama – vi rovinerei il gusto di leggere personalmente questa bella storia – ma è stata una lettura commovente, magica, che sicuramente farò leggere anche ai miei fratelli quando saranno un po’ più grandi.

Lo stile dell’autore si sposa perfettamente con ciò che ha raccontato: è musicale, dolce, quasi come una carezza fatta da qualcuno che ci ama. Alessandro ci prende per mano e ci conduce, senza fretta, in questo mondo che pagina dopo pagina emerge dalla carta – o dallo schermo – e prende vita, con i suoi personaggi, i suoi colori sempre più nitidi, le sue parole. Vocabolario amplissimo e perfettamente utilizzato: sono rimasta davvero impressionata dal linguaggio accurato dell’autore, che tuttavia non risulta mai ampolloso o complesso per il lettore. Altra nota di merito, come già accennato poco fa, è la caratterizzazione dei personaggi: data la brevità del romanzo, mi sarei aspettata personaggi analizzati superficialmente e non approfonditi, ma non è affatto così! Tutti i personaggi che appaiono in questo romanzo hanno un proprio spessore, che trapela soprattutto dai dialoghi. Ogni personaggio ha una propria voce distinta, e da scrittrice in erba posso assicurarvi che è tanto, tanto difficile, riuscirci così bene. Per cui doppi complimenti ad Alessandro, sia da lettrice che da scrittrice. Altra nota di merito: le bambine di questo romanzo parlano davvero come bambine. Mi spiego meglio: quante volte in un libro capita di trovare bambini che parlano come piccoli adulti, che usano termini che nella realtà di tutti i giorni non userebbero mai? Tante, tante volte. Troppe, direi. Invece ne “La piccola Parigi” ognuno parla secondo la propria età ed esperienza, e sono piccoli dettagli che, secondo me, fanno la differenza.

Questo romanzo mi ha lasciato tante cose: empatia nei confronti dei personaggi, dolore per la perdita, curiosità, infinita dolcezza… ma soprattutto speranza, e quel senso di meraviglia che la piccola Parigi mi ha donato pagina dopo pagina; mi ha commosso con la sua determinazione, la sua fiducia incrollabile da cui, credo, tutti noi dovremmo prendere esempio.

Il genere attribuito a questo romanzo è “narrativa contemporanea”, ma per me è molto di più: è una storia d’amore infinito, che si protrae ben oltre il correre inarrestabile del tempo e oltre la morte, un amore più ampio di quello che ci può essere tra due amanti; è una storia che ci insegna a perseguire i nostri obbiettivi, non importa quanto impossibili da realizzare essi siano, una storia di speranza e determinazione; è una favola che ci porta lontano e ci fa tornare bambini per un po’, lasciandoci alla fine quel senso di vaga malinconia che solo le belle favole sanno lasciare.

Come ben sapete non do stelline ai romanzi, se posso evitarlo; in questo caso, però, visto che posterò la recensione anche su Amazon, sono “costretta” a farlo: per questo, la mia valutazione finale è di cinque stelline pienissime e luminose, la stessa luce che trapela dalle righe di questa storia straordinaria.

Grazie ancora ad Alessandro per questa preziosissima opportunità! Spero, nel mio piccolo, di essermi avvicinata anche solo un po’ a quello che volevi trasmettere. Sicuramente in futuro tornerò su questa storia per rileggerla ancora e ancora, nella speranza di carpire tutto ciò che a una prima lettura potrebbe essermi sfuggito.

Un saluto a tutti voi, e alla prossima recensione!

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L'angolino degli emergenti

Recensione “Enemy – Tra bene e male” di Samantha Beatrice Brillante

Buongiorno a tutti, miei folli lettori! O forse dovrei dire buonanotte, visto che sto scrivendo questa recensione all’una passata. Atteniamoci a un sempreverde “salve”, che è perfetto in ogni occasione e non scontenta nessuno. Dunque dunque, ciancio alle bande e veniamo a noi: con questa prima recensione do il via alla rubrica “L’angolino degli emergenti”, e non potete capire quanto io sia emozionata in questo momento! Un po’ perché io stessa sono un’autrice emergente, e l’idea di scoprire delle perle nel mondo del Self Publishing o della piccola editoria indipendente mi rende davvero davvero felice.

Ma iniziamo subito con il libro di oggi: come avrete intuito dal titolo si tratta di “Enemy – Tra bene e male” di Samantha Beatrice Brillante, un libro autopubblicato qualche annetto fa e che mi è stato regalato dai miei zii per il mio compleanno. Qui sotto vi lascio varie info utili, dopodiché ci addentreremo nella recensione vera e propria!

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Titolo: Enemy – Tra bene e male

Autore: Samantha Beatrice Brillante

Anno di pubblicazione: 2011

Genere: Fantasy/Paranormal Romance

Casa Editrice: Autopubblicato

Prezzo Cartaceo: 18 euro (Formato eBook non disponibile).

Dove acquistarlo: Sul sito dell’autrice oppure sulla sua pagina Facebook.

Trama: Enemy è un fantasy, che ruota intorno alla lotta tra il bene e il male. Protagonista di questo fantasy è Ginevra, detta Evra, una ragazza come tante, che si ritrova a fare i conti con il più bello e arrogante della scuola, Dranger. Da subito tra loro non scorre buon sangue e gli scontri sono sempre più forti. Il destino per Evra però ha riservato qualcosa di inaspettato. Si ritroverà insieme a suo fratello Colin e ai suoi amici ad affronate molte prove, perché il bel Dranger nasconde un terribile segreto…

Orbene, direi che possiamo dare il via alle danze! La recensione si dividerà in tre parti: trama, stile di scrittura e narrazione, e infine le mie impressioni personali. Ci tengo a precisare che non darò un giudizio in stelline (in questa recensione così come in quelle che seguiranno): questo metodo di giudizio lo lascio ai veri critici letterari, coloro che sanno davvero quel che fanno e hanno studiato per arrivarci. Vi darò invece il mio modesto parere da lettrice, parlandovi di cosa mi è piaciuto e cosa invece no. Senza ulteriori indugi, dunque, direi di immergerci subito nelle acque misteriose di questo romanzo!

Protagonista di Enemy è la nostra Ginevra, un’adolescente timida e riservata che frequenta una scuola superiore un po’ fuori dagli schemi: già dal primo capitolo, infatti, ci viene illustrata la leggenda che è alla base della particolare divisione dei dormitori (PerlaBianca, PerlaGrigia e PerlaNera) di questo collegio. Personaggi principali della leggenda sono sicuramente la Sirena, l’Aquila e il Leone, ognuno custode di una delle tre Perle dell’Equilibrio. L’unione di questi tre “elementi”, per così dire, fu fondamentale per la sconfitta delle Antiche Famiglie di Stregoneria, che avevano portato disagio e scompiglio tra gli abitanti di quelle terre, molto tempo prima. L’unica traccia rimasta di questa leggenda sono proprio i dormitori della scuola: gli studenti, all’inizio dell’anno, sostengono un esame fondamentale per lo smistamento nei tre dormitori, che si baserà sulle peculiarità caratteriali di ogni alunno. I PerlaBianca sono i più puri di cuore, i PerlaGrigia quelli con le migliori prestanze fisiche e i PerlaNera, sorpresa delle sorprese, i più ribelli. Proprio a quest’ultimo dormitorio appartiene il nostro protagonista maschile, Ruben Dranger: fin da subito ci viene presentato come il bad boy della situazione, un dongiovanni interessato solo a portarsi a letto quante più ragazze possibile e a infastidire il prossimo – in particolare Ginevra e i suoi amici. Non perde occasione di sbeffeggiarli, lanciar loro frecciatine di vario genere, approfittando anche della propria posizione di Coordinatore del dormitorio PerlaNera. Tra lui e Ginevra non corre affatto buon sangue, anche se – piccolo spoiler – le cose sono destinate a cambiare.

Tutto inizia quando una sera, camminando per i corridoi della scuola, Ginevra si imbatte in Ruben con una delle sue tante conquiste in atteggiamenti… be’, vagamente inappropriati per un istituto scolastico. Invece di passare oltre come avrebbe fatto chiunque altro, però, la nostra Evra si intromette nel quadretto, sbeffeggiando il bad boy per il suo comportamento. Personalmente ho trovato la cosa un po’ irrealistica: Ginevra odia Dranger e non ne ha mai fatto un segreto, lo detesta al punto da volerlo evitare a ogni costo. Perché fermarsi e intavolare una discussione perfettamente evitabile? Se voleva dargli una lezione, poteva semplicemente chiamare un professore e farlo cogliere sul fatto, sarebbe stato molto più proficuo.

Ma proseguiamo, perché questo è solo l’inizio: dopo l’episodio del corridoio la situazione peggiora ogni giorno di più. Tra i due è guerra aperta: frecciate, insulti, minacce… specialmente da parte di Dranger. E qui, prima di andare avanti, vorrei soffermarmi solo per un secondo: il ragazzo afferma più volte di provare ribrezzo nei confronti di Ginevra, la considera al pari di un rifiuto umano, eppure spesso e volentieri le rivolge avances fin troppo esplicite. Mentre leggevo ero lì che pensavo: “sì, ma fai pace col cervello, però!” Per la mia personalissima esperienza, quando qualcuno ti fa ribrezzo di sicuro non ci vuoi andare a letto. O averci contatti in generale. Ma Ruben, be’… lui può provare ribrezzo e attrazione per qualcuno nello stesso momento, a quanto pare. Forse è uno strano superpotere, o magari una doppia personalità: almeno spiegherebbe i repentini sbalzi di umore e comportamento che ritroviamo per tutto il corso del libro.

Ginevra, dal canto suo, resta ben piantata sulle sue convinzioni: odia Dranger e lo teme, dopo che il simpaticone l’ha aggredita fisicamente per avergli rovinato la festa con un’altra ragazza, lasciandole lividi evidenti su entrambi i polsi; nonostante questo, però, lei continua a rivolgergli la parola; è proprio in una di queste occasioni che succede il patatrac, come dico sempre io: Ginevra è in giro per corridoi oltre il coprifuoco e ancora una volta si imbatte in Dranger. Probabilmente non contenta dell’ultima esperienza ravvicinata con lui, pensa bene di intromettersi nuovamente nei suoi affari. E qui succede una cosa che mi ha fatto tanto, tanto arrabbiare. Non per l’evento in sé: cose del genere succedono tutti i santi giorni e, ovviamente, vengono riportate anche in narrativa. Non è stato questo a farmi male, quanto piuttosto gli sviluppi successivi alla vicenda. Dranger, infuriato per le sue continue intromissioni, trascina Ginevra in una stanzetta appartata e la stupra, affermando che “quando vuole una cosa, lui se la prende e basta”. Prima di spiegarvi cosa ha fatto infuriare me, però, ci tengo a precisare una cosa: per tutto il resto del libro (in cui assisteremo ad altre violenze da parte di Dranger), la questione non viene trattata con superficialità. L’autrice è stata in grado di dare la giusta importanza a questi eventi, rimarcandoli capitolo dopo capitolo, ponendo un accento sulla gravità della questione. A non andarmi giù è stata la reazione di Ginevra: a lungo andare si innamora perdutamente di lui, al punto da perdonargli tutto il male che le ha fatto. Addirittura, pensate, crede che l’ostacolo più grande per la loro relazione sia la vera natura di lui (che non vi svelo per evitare spoiler), e non tutte le violenze subite. E la cosa mi ha disturbato nel profondo, ve lo giuro.

Io ho capito le reali intenzioni dell’autrice: il messaggio che voleva trasmettere era quello dell’amore che vince su qualunque ostacolo, o almeno è ciò che ho letto io tra le righe. Quel che arriva a primo impatto, però, è che va bene giustificare il proprio aguzzino quando si dimostra gentile per un paio di volte, con la scusa del “lui è fatto così, è la sua natura”. Violenze del genere non possono e non devono essere giustificate in alcun modo. Mai. Si può perdonare, certo, ma mai giustificare. Davanti a una situazione così non ci sono scuse che tengano, secondo me.

Ma proseguiamo. Da circa metà del romanzo la relazione tra i due protagonisti viene affiancata anche dal fattore “paranormale”, lasciato fino a questo momento in totale disparte, e iniziamo così a scoprire qualcosa in più sulla natura di Dranger, per quale motivo si comporti in questo modo, quali siano i suoi obbiettivi. Se devo essere del tutto onesta, credo che questa parte del libro potesse essere sviluppata meglio: mi sarebbe piaciuto leggere qualche approfondimento su Dranger e i suoi simili, comprendere meglio certi aspetti della missione intrapresa nell’ultima parte del libro… insomma, il fattore “fantasy” del libro, per me, andava rivisto meglio, specialmente nelle tempistiche: avrei preferito che le situazioni fossero diluite lungo tutto il libro, e non solo nella seconda metà. Ho avuto come l’impressione che gli eventi venissero narrati in fretta, precipitosamente e anche un po’ superficialmente. Il finale, poi, è stato del tutto inaspettato, un fulmine a ciel sereno: vi dico solo che è strettamente legato alle violenze di Dranger nei confronti di Ginevra, e che vi lascerà con un immenso punto interrogativo a fluttuarvi per la mente. So che dovrebbe uscire il seguito, in futuro, e penso proprio che me lo comprerò anche solo per capire dove va a parare il cliffhanger con cui si è concluso il primo volume.

Per concludere, due parole in merito ai personaggi: oltre a Dranger, quello secondo me delineato meglio (e che “subisce” un’effettiva trasformazione nel corso della storia), e Ginevra (che onestamente non ho ancora capito del tutto), gli altri si riducono a macchiette appena abbozzate senza caratteristiche degne di nota. Si confondono gli uni con gli altri, hanno tutti la stessa voce, non riescono a spiccare in alcun modo. Mi è dispiaciuto, onestamente, perché invece sarebbe stato interessante scoprire qualcosa in più anche sui personaggi secondari. Spero che, con i successivi volumi della saga, verrà dato un po’ di spazio anche a tutti loro.

Ma adesso spostiamoci sulla parte grammaticale, sintattica e stilistica dell’opera. Uno dei problemi che ho riscontrato in questo ambito è sicuramente la punteggiatura: frasi lunghissime e in cui spesso e volentieri ci si perde, virgole mancanti o eccessive, punti messi una volta ogni tanto. Mi sono trovata in difficoltà nel tentare di comprendere il significato di certi periodi, perché troppo lunghi o ingarbugliati, e la cosa non ha certo contribuito alla scorrevolezza di certe parti del testo. Ho notato anche diversi errori nella punteggiatura inerente ai dialoghi, ma non mi ci soffermerò troppo in questo momento: probabilmente ci torneremo in futuro, perché ho notato che tantissime persone tendono a confondersi su questa cosa (io stessa non avevo idea di come funzionasse, fino allo scorso anno). Tornando alla nostra recensione, ho riscontrato diversi problemi con i congiuntivi (in particolar modo i congiuntivi imperfetti, troppo spesso sostituiti da imperfetti dell’indicativo) e un po’ di confusione in merito alla consecutio temporum. Essendo il libro narrato al passato remoto, nel momento in cui si fa riferimento a eventi ancor più passati rispetto al tempo della narrazione occore usare un tempo adeguato, che può essere ad esempio il trapassato prossimo (ma non solo. Dipende molto dal contesto, ecco). Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è stata la narrazione: è in terza persona, dal punto di vista di Ginevra, ma di tanto in tanto saltano fuori sprazzi di testo raccontati dai punti di vista di diversi altri personaggi, senza il minimo avvertimento.

Nonostante tutto ciò, comunque, l’autrice dimostra un’ottima conoscenza della lingua italiana: ha un ampio vocabolario e, soprattutto, sa come usarlo. Nel testo le ripetizioni sono pressoché nulle, i termini sono corretti rispetto all’ambito in cui vengono utilizzati e, tralasciando la punteggiatura un po’ problematica, il libro è piuttosto scorrevole e si finisce in poco tempo.

Dunque quali sono le mie considerazioni finali in merito a questo libro? Sarò onesta: il libro, nonostante le parti che non mi hanno convinto, è stato un piacevole lettura. Mi ha tenuto compagnia per un paio di giorni, mi ha incuriosito e mi ha trasmesso tante emozioni, alcune positive, altre meno, ma mai nessun capitolo mi ha lasciato indifferente, e questo per me significa tanto. Lo consiglierei agli amanti incalliti del genere, che non si lasciano scoraggiare da refusi e imprecisioni, perché al di là di questo ho trovato “Enemy” una lettura molto leggera e interessante, adatta a queste torride giornate estive!

Vi ringrazio tanto per essere arrivati fin qui, spero davvero che questa mia prima recensione vi sia piaciuta! Voi conoscevate già questo libro? E se sì, che cosa ne pensate? Se vi va, scrivetemelo nei commenti!

Vi mando un grande bacio, e alla prossima!

Samila Yumi

 

 

 

 

Scribacchina tra le Nuvole

Pubblicare un libro: sì, ma come?

Salve a tutte, persone curiose che per qualche motivo sono capitate su questo blog disagiato! Con questo primo articolo do finalmente il via alla rubrica “Scribacchina tra le Nuvole”, che pubblicherò ogni mercoledì (salvo imprevisti di vario genere) e che tratterà di scrittura e mondo dell’editoria. Non sono un’esperta del settore, figuriamoci, ma ho qualche esperienza dalla mia che mi piacerebbe condividere con voi. Quindi direi, senza ulteriori indugi, di inoltrarci subito nell’argomento di oggi: tutti i metodi disponibili sul campo per pubblicare il proprio libro. Fino a qualche annetto fa ero piuttosto ignorante, sull’argomento: credevo che i libri venissero pubblicati tutti allo stesso modo, che si trovassero solo in libreria e che le case editrici sul campo fossero soltanto un paio. Ero una lettrice e aspirante scrittrice con due spesse fette di prosciutto davanti agli occhi, lo riconosco. Comunque ci ho messo poco a rendermi conto che la realtà era ben diversa: per vedere un proprio libro pubblicato, al giorno d’oggi, ci sono tantissimi metodi alla portata di tutti. Partendo dal porto sicuro dell’editoria tradizionale, passando per le correnti turbolente di quella a pagamento, facendo una breve sosta sui lidi inesplorati del crowfunding, fino ad approdare alle coste sempre più gettonate del self publishing. Scommetto che gran parte i voi, a sentire almeno una di queste opzioni, avrà aggrottato le sopracciglia e borbottato un sospettoso “che?”, neanche avessi accennato a qualche rara e sconosciuta epidemia del passato. Vi tranquillizzo, niente di ciò che ho appena citato vi attaccherà pustole, sfoghi della pelle o raffreddori: sono innocui, perlopiù, e per quanto mi è possibile cercherò di dimostrarvelo. Per ognuna di queste opzioni andrò ad analizzare modalità, costi, servizi offerti e le realtà più conosciute di ciascuna categoria.

Partiamo, com’è giusto che sia, dalla base, dall’origine di tutto: l’editoria tradizionale. Per editoria tradizionale si intende la pubblicazione di un libro da parte di una Casa Editrice, che sia piccola, media o grande. In Italia ce ne sono a bizzeffe: affermate, nascenti, che pubblicano solo online e in piccole librerie indipendenti o che hanno una distribuzione più ampia, che prendono in considerazione anche gli esordienti oppure solo autori già affermati.

Quali sono le modalità? In genere, prima di spedire il proprio manoscritto a una Casa Editrice, è bene informarsi. Su cosa? Be’, su tutto, direi! Innanzitutto se al momento valutano o meno le opere ricevute (credetemi, vi risparmierete un sacco di attesa e speranze inutili), quali generi trattano, se preferiscono l’opera stampata oppure in formato digitale (e anche quale formato, per inciso!), se accettano solo le sinossi oppure il manoscritto completo, con quale font e dimensione è meglio presentare l’opera… insomma, i parametri sono davvero tanti! Per cui, prima di spedire a raffica il vostro libro, prendetevi del tempo per analizzare bene i siti delle CE che vi interessano: fatevi una lista delle prescelte e poi scrivete un’email personalizzata a ciascuna di esse. Lo so, un grande impiego di tempo, ma non fate bella figura a spedire una serie di email fatte con lo stampino e in blocco, tanto più che i destinatari sono visibili a tutti. Personalmente è una cosa che mi indisporrebbe parecchio. Quindi prendetevi il tempo di scrivere email distinte e professionali a ciascuna CE, allegando i file richiesti e senza sperticarvi in elogi della vostra opera: fidatevi, non importa a nessuno, tanto più se siete degli esordienti. Cercate invece di mantenere un profilo semplice e autentico, illustrando i motivi secondo cui (per voi) la vostra opera sarebbe adatta alla loro linea editoriale. Fatto questo, potete spedire le vostre email e mettervi l’anima in pace: i tempi di attesa per una qualsivoglia risposta spaziano dai tre mesi ai due anni. E non è nemmeno detto che rispondano, visto il quantitativo sproporzionato di opere che le Case Editrici ricevono ogni giorno. In caso di responso negativo (e succederà, potete starne certi) siate professionali: arrabbiarvi o, peggio ancora, mettervi a implorare per un’altra opportunità, non farà cambiare idea a chi vi sta davanti. Tutt’altro. Limitatevi a voltare pagina, ad ampliare i vostri orizzonti, a prendere un altro sentiero… in sostanza, cambiate aria. Il mondo è pieno di CE, no? Troverete sicuramente quella che fa per voi.

Qui sotto vi lascio un elenco di alcune tra le maggiori realtà editoriali, divise per CE grandi, medie e piccole: enjoy!

Grandi: Mondadori, Feltrinelli, Garzanti, Einaudi, Rizzoli

Medie: Corbaccio Editore, Salani, Editrice Nord, Longanesi

Piccole: Genesis Publishing, Antonio Tombolini Editore, Lettere Animate

Per ovvi motivi ne ho elencate solo alcune, ossia quelle che conosco un po’ meglio. Se avete suggerimenti, lasciateli pure nei commenti alla fine dell’articolo!

Ma proseguiamo, non perdiamoci in chiacchiere: quali sono i costi ipotetici per una pubblicazione tradizionale? Semplice: nessuno. O meglio, così dovrebbe essere. La stragrande maggioranza delle CE free non chiede alcun contributo economico ai propri autori, zero, nisba, nada. Giustamente, direte voi, sono free! Eppure a volte capita che gli editori chiedano un piccolo contributo agli autori stessi. Che siano cifre irrisorie o somme più importanti, molto spesso impiegate nell’acquisto di un tot di copie dei propri libri, il mio consiglio spassionato è quello di diffidare di tali Case Editrici, anche solo per la mancanza di trasparenza iniziale.

Quali sono i servizi offerti da una CE tradizionale? Trovandosi di fronte a una Casa Editrice seria e professionale, i servizi offerti coprono tutto: l’editing, la correzione bozze, le varie revisioni e riletture, l’impaginazione, la copertina… e, subito dopo la pubblicazione, la distribuzione e la promozione del libro. Parlando di CE meno serie, be’… che ve lo dico a fare? Si fa prima a sistemarsi tutto da soli, ecco.

Mi direte voi: “Ma Mia, come facciamo noi a distunguere una CE seria da una che non lo è?” Semplice: leggendo le esperienze di chi ci è già passato (il web ne è pieno) e, se non dovesse bastare, sperimentando di persona. Vedrete che, a furia di ruminare, troverete ciò che si adatta meglio a voi! Se così non fosse, però, potrete sempre servirvi di uno dei metodi alternativi che vi propongo qui sotto, alcuni validi, altri meno:

Tanto per cominciare, l’editoria a pagamento. Di cosa si tratta? Be’, il nome in sé vi fornisce già un valido indizio: sul campo esistono alcune CE che ti consentono di pubblicare il tuo libro, sì… ma con un piccolo contributo economico. Ora, se siete arrivati fin qui e avete letto le righe precedenti, potete già farvi un’idea di come la penso su questo metodo: non mi piace, non mi piace per niente. Ma del resto è parte della realtà editoriale, quindi ve ne parlerò comunque.

Quale scrittore in erba non sogna di vedere il proprio libro pubblicato, sugli scaffali di una libreria, magari accanto a quello del proprio autore preferito? Ve lo dico io, gente: nessuno. Persino coloro che dicono di scrivere per se stessi nutrono il profondo desiderio di essere riconosciuti da un pubblico, sotto sotto. Fidatevi, ci sono passata in prima persona. Vedere questo desiderio realizzato, però, non è affatto semplice: il mondo dell’editoria (e in particolare quello dei grandi colossi) si sta trasformando in un’elite a cui solo pochi prescelti hanno accesso. E il nostro scrittore in erba, be’… non riesce a entrarci. Tra tempi d’attesa biblici, rifuti o addirittura assenza totale di risposte, il nostro autore inizia a stufarsi. E così un bel giorno si mette al computer per cercare un’altra CE, una seria e professionale, una che sappia riconoscere il valore del suo piccolo capolavoro. E alla fine, dopo neanche tante ricerche, si imbatte in lei, la CE dei sogni: accetta opere di esordienti e appartenenti a qualsiasi genere (persino manuali per  riparazioni fai-da-te di fidget spinner, per intenderci), ha tempi di lettura ridotti all’osso e promette trasparenza, professionalità e ampia distribuzione. Il nostro scrittore, leccandosi i baffi per la succulenta scoperta, non perde tempo: si procura l’email di questa gallinella dalle uova d’oro e spedisce il proprio manoscritto. Trascorre pochissimo tempo prima che la CE si rifaccia viva e, miracolo dei miracoli, con ottime notizie: non solo hanno letto l’opera del nostro autore, ma l’hanno adorata, al punto da volerla pubblicare seduta stante e in pompa magna. Si sperticano in elogi e lusinghe nei confronti del nostro autore che, quasi con gli occhi di fuori, già si immagina a prensentare il proprio libro in tutta Italia, a firmare contratti per traduzioni, trasposizioni cinematografiche e – perché no? – anche musical. Ma poi il nostro povero sventurato, giungendo alla fine della mirabolante email, è costretto a tornare coi piedi per terra: tutto questo è possibile, certo, al modico prezzo di tremila euro.

Tremila euro!, pensa il poveretto, strabuzzando gli occhi davanti allo schermo del proprio computer. E perché mai?

Tutte le CE con cui è entrato in contatto fino a questo momento non hanno mai accennato a pagamenti di alcun tipo. Ora cosa è cambiato?

Ve lo spiego io, gente: la CE in questione è, per l’appunto, a pagamento. Pubblicherà il vostro libro in eBook e cartaceo, a patto che siate voi i primi a investirci sopra. La cifra riportata sopra naturalmente è del tutto ipotetica: muta a seconda di tante variabili, che possono essere le dimensioni del libro, le copie minime che dovrete comprare (sì, avete capito bene, dovrete comprarvi le vostre copie) e la CE stessa. Ma andiamo avanti:

Quali sono i servizi offerti dalle CE a pagamento? Questa è la parte più triste dell’intera faccenda, secondo me. Nonostante i tremila euro (o giù di lì) sborsati per vedere il proprio libro pubblicato, i servizi offerti sono nulli o quasi: molte di queste CE non fanno nemmeno una selezione delle opere ricevute. Pubblicherebbero anche il diario sgrammaticato di una dodicenne, se questo li facesse guadagnare. Il punto chiave, del resto, è proprio questo: il guadagno. Solo il loro, sia ben inteso. Del prodotto che mettono sul mercato non potrebbe importargliene di meno. Si fanno pagare dagli stessi autori proprio per questo: anche se il libro dovesse rivelarsi un flop (e sarà così, il 90% delle volte, credetemi), loro i soldi li avranno incassati. Se il libro vende o meno, a quel punto, non è un loro problema. Questo spiega la quasi totale assenza di editing, riletture, pubblicità e distribuzione del libro in questione.

Ora, non dico che le CE a pagamento siano tutte così. In mezzo a tutto questo marcio ci sarà sicuramente qualcosa di buo… ehm, qualcosa di non completamente marcio, ma se volete la mia, be’, tenetevene ben lontani. Il più delle volte vi ritroverete con duecento copie del vostro libro da piazzare, tremila euro in meno e nient’altro. (Ci tengo a precisare che non ho NULLA contro questo tipo di CE: semplicemente non approvo la loro politica. Questa è solo la mia opinione.)

Quali sono le maggiori realtà dell’EAP? Gruppo Albatros, Vertigo Libri, Aletti Editore.

Ma proseguiamo con la nostra traversata, intrepidi lettori sopravvissuti alla mia letale natura prolissa: approdiamo insieme sui lidi del Crowfunding, una realtà nata solo di recente e che sta raccogliendo un sacco di consensi. Già vi vedo corrugare la fronte e parlottare sommessamente tra voi, probabilmente cercando di capire di cosa diamine io stia blaterando. Ma niente paura, amici, sono qui proprio per questo! Il Crowfunding è semplicemente una delle tante alternative all’editoria tradizionale, a mio parere molto intelligente. Ma andiamo per gradi: in cosa consiste? Il Crowfunding, in sostanza, ti permette di proporre il tuo libro direttamente al pubblico. Sì, avete capito bene! È proprio il pubblico a decidere quale libro, tra quelli proposti in catalogo, verrà pubblicato. In che modo? Be’, semplice: preordinandolo in formato eBook o cartaceo tramite delle apposite piattaforme. Quando (e se) il libro avrà raggiunto il numero minimo di preordini, il tutto nel tot di giorni prestabilito, allora verrà sottoposto a editing professionale da parte di un team di esperti e, infine, sarà pubblicato!

Ora, non conosco granché bene questo metodo di pubblicazione: tutto ciò che so l’ho estrapolato da esperienze altrui, altri articoli o per sentito dire, quindi non posso addentrarmi più di tanto in questo ambito. Ho fatto qualche ricerca, però, e mi sono imbattuta in una delle CE/piattaforme che offrono questo servizio: si chiama Bookabook e, dal poco che sono riuscita a capire, è limpida e davvero molto professionale. I metodi che applicano sono gli stessi che vi ho elencato poco fa, nient’altro da aggiungere. Solo una cosa mi ha fatto storcere il naso: i prezzi, in particolare quelli degli eBook. Ora, non so chi sia stato a impostarli e nemmeno in base a quali criteri, ma sono alti. Tanto. Fin troppo, visto e considerato che si parla di esordienti perlopiù sconosciuti. Alzi la mano chi di voi spenderebbe otto euro per l’eBook (quindi la versione digitale, eh, badate bene) di uno scrittore che non si è mai sentito nominare. Per quanto la trama possa risultare interessante, io tutti quei soldi non ce li spenderei, sono sincera. L’aspetto positivo di tutto questo è che, qualora il libro per cui hai pagato il preordine non venisse poi pubblicato, ti verrebbero restituiti tutti i soldi spesi. E menomale, aggiungerei!

A chi consiglio questo metodo di pubblicazione? Se conosci almeno 150 persone disposte a sborsare 8 euro per il tuo eBook, avanti tutta. Se invece non è così, ma il progetto ti piace, be’, avanti tutta lo stesso! In fondo non ci rimetti nulla, no?

Se invece, ancora, il Crowfunding non dovesse essere nelle tue corde, resta ancora un po’ in mia compagnia: forse ho la soluzione che fa al caso tuo. Attracchiamo proprio ora al porto del Self Publishing, una realtà che negli ultimi anni si è allargata a macchia d’olio – in Italia e nel mondo. Ovviamente, come al solito, andiamo per gradi: che cos’è il Self Publishing, o autopubblicazione? Anche qui ci viene in soccorso la parola stessa: autopubblicarsi significa pubblicare il proprio libro autonomamente, senza passare attraverso una CE di qualunque tipo. Fino a qualche annetto fa il Self era semisconosciuto, in Italia: non c’erano piattaforme utili allo scopo, e comunque quelle a disposizione erano incomplete o in altre lingue. Si poteva far stampare il proprio libro in copisteria e venderlo a mano, magari a parenti e amici, o meglio ancora in qualche fiera, ma le cifre da sborsare erano esorbitanti. Per non parlare poi del fattore pubblicità, ovviamente. L’autopubblicazione era vista come un’ultima spiaggia, un metodo usato solo da scrittori fanatici e senza talento disposti a tutto pur di vedere il proprio libro pubblicato. In sostanza, autopubblicazione era sinonimo di scarsa qualità. Le cose per fortuna sono molto cambiate, negli anni: con l’avvento dei social network e dell’era digitale (che ha comportato la nascita di tantissime piattaforme per l’autopubblicazione), il Self Publishing si è tinto di nuovi colori e, soprattutto, di una nuova reputazione. Basti pensare che è diventato uno dei metodi di pubblicazione più gettonati, spesso addirittura come prima scelta: io stessa ho fatto così, dopo aver ricevuto proposte di contratti scoraggianti da parte di qualche editore. Onestamente, non me ne sto pentendo affatto! Ma ora veniamo al nocciolo della questione:

Quali sono i servizi offerti dal Self Publishing? Qui potremmo stare a parlare per delle ore ma, visto che ho già ciarlato a sufficienza e sicuramente vi starete stancando di me, sarò sintetica: dipende dalla piattaforma che scegliete. Gran parte di quelle che conosco (e che vi lascio elencate sotto) offre codici ISBN gratuiti, necessari per la distribuzione del libro, ma anche conversioni (gratuite) in formati MOBI ed EPUB, oltre che servizi editor per le copertine. Molte di queste piattaforme offrono anche servizi più avanzati, come ad esempio correzione bozze, design di copertine professionali, promozioni varie e addirittura traduzioni, ma naturalmente tutto ciò ha costi ben precisi, su cui non mi soffermerò più di tanto (almeno non con questo articolo). Anche la distribuzione dipende molto dalla piattaforma, ma posso dire tranquillamente che è quasi sempre capillare. Con alcune di queste è possibile persino ordinare il proprio libro in librerie fisiche!

Quali sono i costi del Self Publishing? Anche qui ci sono tante variabili da tenere in considerazione. Diciamo che, per il pacchetto base, non si spende nulla: realizzando da soli la vostra cover, curando le revisioni e l’impaginazione del testo, i costi sono nulli. Persino la versione cartacea non vi costerà niente (almeno con le piattaforme che conosco io): pagherete solo e soltanto le copie ordinate da voi, a prezzi tra l’altro irrisori. Quando qualcuno comprerà il vostro libro cartaceo su Amazon, voi non dovrete pagare nulla: i costi di stampa e la percentuale destinata alla piattaforma vi verrà semplicemente trattenuta dagli incassi. Chiaro, semplice, lineare: che volete di più? Si parla di ben altri prezzi quando si sceglie di affidare la revisione del testo e la cura della copertina a dei professionisti, ma la scelta è tutta vostra: siete liberissimi di farlo o meno, nessuno verrà a imporvi nulla.

Del resto è questo il bello del Self Publishing: si ha il controllo totale dei propri libri. E quando dico totale lo intendo davvero: si può scegliere il prezzo di copertina, variarlo a proprio piacimento, ritirare un libro dalla vendita in qualunque momento e via dicendo. Siete gli editori di voi stessi, in pratica, e se questo da una parte può significare doppia fatica (e lo è, credetemi), dall’altra significa anche libertà più assoluta di scelta.

Quali sono le maggiori piattaforme per il Self Publishing? Quelle che conosco sono Amazon (con Createspace per il cartaceo), YouCanPrint, Lulu, StreetLib e PubMe. Queste ultime due, in particolare, sono quelle che conosco meglio, perché le ho usate anche io. Nel prossimo articolo le metterò a confronto, parlandovi dei pro e dei contro di entrambe, quindi stay tuned!

Per concludere: non esiste un metodo migliore di un altro. Esiste quello che va meglio per voi, per cui sperimentate! Tralasciando l’editoria a pagamento, non avete davvero nulla da perdere 😉

Come concludere questo lunghiiiiiissimo articolo? Be’, innanzitutto ringraziandovi per essere arrivati fin qui! Spero di esservi stata utile, in qualche modo, e se avete domande non esitate a commentare! Per quanto possibile, proverò ad aiutarvi.

Un saluto a tutti voi, Samila Yumi 🙂

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Ci siamo!

Oh, buon signore. Non riesco a credere di avercela fatta. Sì, insomma, più o meno. Non è il primo blog che apro, questo, tutt’altro! Ricordo che anni fa ne avviai uno piuttosto imbarazzante in cui narravo le mie disavventure da scribacchina in erba, nel periodo in cui ero impegnata nella stesura di quello che sarebbe stato il mio primissimo libro portato a termine (ora custodito gelosamente in una cartella segreta del mio pc, perché onestamente mi imbarazza e non poco). In ogni caso, sebbene non sia alla mia prima esperienza “bloggosa” (Samila passione neologismi discutibili), ho fatto una fatica del diavolo per tentare di capirci qualcosa. E va bene, un po’ è colpa mia, perché per certe cose ho la perspicacia di un tonno in scatola, ma c’è da ammettere che anche l’universo mi ha messo a dura prova, in questi giorni. Ma infine eccomi qui, (quasi del tutto) vittoriosa e pronta a cominciare questa nuova avventura! Ma veniamo al dunque, vi sento fremere per saperne di più!

*palle di fieno che rotolano nel deserto, grilli che friniscono nel silenzio più totale*

Ebbene, ho in mente diverse rubriche che pubblicherò con cadenza settimanale e che spero vi piacciano! Per il momento, nel mio calendario delle pubblicazioni, abbiamo: “Recensioni e Segnalazioni”, che pubblicherò ogni lunedì; “Scribacchina tra le Nuvole”, il mercoledì, in cui vi parlerò delle mie esperienze con la scrittura e il self-publishing; e infine “L’angolino degli Emergenti”, una rubrica che pubblicherò il venerdì e in cui vi parlerò di opere pubblicate in self o con piccole case editrici.

Avevo diverse idee per altre rubriche, ma in questo momento purtroppo non posso caricarmi eccessivamente: settembre è dietro l’angolo, il che significa riprendere gli studi da privatista per il diploma, lavoro part-time, fratellini da seguire con i compiti, scrittura ed editing, oltre che un possibile trasloco in un appartamento tutto mio. Qualcuno mi farà giustamente notare: “Mia, ma se sei così piena di cose da fare perché ti sei invischiata pure in questa storia del blog?” Ve ne do atto, è un’ottima domanda. Ma in fondo parlare di libri è una tra le mie più grandi passioni, subito dopo leggerli e sniffarli. Per cui eccomi qui, a imbarcarmi in una nuova avventura che mi entusiasma come fossi una bambina! Incomincerò a pubblicare regolarmente a partire dalla prossima settimana (se l’universo si dimostra magnanimo), quindi stay tuned! O scappate più veloce della luce, la scelta è vostra.

See you soon, readers!

Samila Yumi Marchetti