L'angolino degli emergenti

Recensione “Contact – Fear” di Eliana Fasani

Buongiorno a tutti, amici lettori del mio cuoricino! O buon pomeriggio, dipende da quando pubblicherò questa recensione… cosa di cui non sono ancora sicura. Come avrete letto dal titolo, oggi vi porto la recensione di “Contact – Fear”, un romanzo fantascientifico dalle sfumature post-apocalittiche che ho amato alla FOLLIA. Ma procediamo con ordine (o almeno proviamoci): qui di sotto trovate la scheda informativa, e subito dopo la recensione vera e propria!

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Titolo: Fear

Autore: Eliana Fasani

Editore: Autopubblicato

Genere: Fantascienza/Post-apocalittico

Pagine: 464

Prezzo: 0,99€ eBook/12,48€ cartaceo

Anno di pubblicazione: 2016

Trama: Se l’inaspettato stravolgesse d’un tratto la tua esistenza, a cosa saresti disposto per sopravvivere? A quali valori riusciresti ad aggrapparti e quali altri perderebbero invece d’importanza?
Kristen Leesman non si è mai posta domande del genere. Perché dovrebbe? La sua vita è totalmente, incondizionatamente perfetta: ha una famiglia che la ama, voti alti a scuola e molti, troppi amici che la idolatrano. Ma se accadesse l’impensabile? In un giorno come tanti altri, dal cielo arrivano “Gli Esterni” e le loro intenzioni, fin da subito, appaiono non esattamente pacifiche. A questo punto, Liz dovrà scegliere: arrendersi a loro o lottare con le unghie e con i denti? Rinunciare a combattere vorrebbe dire divenire burattini nelle mani dei misteriosi Esterni. Opporsi invece significherebbe reagire, combattere, resistere. Quale sarà la scelta giusta da prendere per Liz, quella che potrà donare ancora un briciolo di speranza in ciò che resta dell’umanità?

Avete presente quando, leggendo le prime righe di un libro, sapete già che lo amerete alla follia? Che non riuscirete a staccarvene finché non l’avrete finito? Ecco, con Fear io ho provato proprio questo. Ho “conosciuto” l’autrice tramite Instagram e, incuriosita dal suo libro, sono andata a dare una sbirciatina all’anteprima messa a disposizione da Amazon. Be’, amici, lasciate che ve lo dica: amore a prima lettura, tanto che, piuttosto che aspettare l’arrivo del cartaceo, ho deciso di acquistare l’eBook per poterlo leggere seduta stante. E sì, l’ho finito nell’arco di pochissime ore, perciò direi che il mio fiuto non ha fallito. Fear è la storia di un mondo sull’orlo del precipizio, popolato da creature spaventose che attaccano gli umani senza pietà e controllato dagli Esterni, colpevoli di tutto quel caos. Il libro racconta le vicende di Liz, una normalissima adolescente americana, di suo fratello Liam, adorabile bimbo ormai affidato alle sue cure, e del loro cane Bonnie, amica fedele e valida alleata. Sono soli, rintanati nel seminterrato della loro bella casa sul mare, e cercano di sopravvivere con quello che Liz recupera dalle sue razzie nelle case ormai abbandonate. Il loro equilibrio precario dura finché la ragazza, durante una delle sue missioni per la città, non viene attaccata da quello che un tempo era uno dei suoi migliori amici, ora trasformato in una bestia affamata della sua carne. Liz ne esce viva per un soffio, ma capisce che lì non ci possono più restare: Owen – il suo vecchio amico – sa dove abitano e di certo casa loro sarebbe il primo posto in cui li andrebbe a cercare. E così, lei, Liam e Bonnie si armano dei pochi effetti che gli possono tornare utili, montano in macchina e si mettono in viaggio. Da qui in poi sarà un susseguirsi di fughe, notti insonni, lotte per la sopravvivenza… e nuovi incontri che vi manderanno il cuore in frantumi – e ve lo faranno battere come se dovesse prendere il volo come un jet. Già, perché in questo libro c’è proprio tutto, anche una vena romantica che si sposa perfettamente con il contesto catastrofico in cui è inserita. Finn… ah, Finn! Sapevo che l’avrei amato fin dal primo momento in cui è entrato in scena, in maniera tanto inaspettata quanto provvidenziale: non mi dilungo in dettagli per evitare spoiler di alcun tipo, ma sappiate che è l’amore fatto persona. Ed è caratterizzato alla perfezione, così come tutti gli altri personaggi che compaiono nella storia: persino Bonnie è ben delineata, come personaggio, e quando uno scrittore riesce a caratterizzare anche un cane capisci che ha del vero talento. Ognuno di loro, comunque, presenta tratti salienti che riescono a farli emergere dalla carta e a contraddistinguerli dagli altri, rendendoli incredibilmente umano. Questo, almeno secondo il mio parere, è uno dei maggiori punti di forza dell’opera: Eliana ha saputo donare un’umanità fuori dal comune ai suoi personaggi, che lottano con le unghie e con i denti contro un mondo al collasso e contro le proprie fragilità, che spesso e volentieri sembrano fare più paura di quello che si nasconde là fuori. E così assistiamo al graduale sviluppo di ognuno di loro, alle scelte che intraprendono, alle loro paure, alle loro debolezze, alla forza di volontà a cui si aggrappano per non andare del tutto alla deriva. Impossibile non riconoscersi in almeno uno di loro: Liz, un’eroina del mondo reale; un’eroina vera perché ha paura, perché rischia crollare da un momento all’altro come un castello di carte, perché ha un cuore grande ma a volte è costretta a dimostrarsi egoista, spinta dal disastro che la circonda. Finn, un animo incredibilmente generoso ma chiuso al tempo stesso, a causa della paura che ha di restare ferito ancora. Persino il piccolo Liam è un personaggio che mi ha lasciato tantissimo: è realistico, si esprime come dovrebbe fare un bambino di cinque anni costretto a maturare troppo presto, e il suo rapporto con Liz è un punto bonus che si aggiunge al pieno punteggio che questo libro merita.

Lo stile di Eliana mi ha conquistato in toto: è scorrevole, senza fronzoli, arriva dritto al punto con parole adatte ed evocative che ti trascinano nel vortice della storia. La narrazione è un connubio equilibrato di dialoghi, descrizioni e pensieri, perfettamente in linea con le vicende che l’autrice ci narra. Ho trovato la scelta della narrazione al presente e in prima persona particolarmente azzeccata, e per questo non posso che congratularmi ancora una volta con l’autrice.

A breve (mi auguro con tutta me stessa) uscirà il sequel, e c’è per caso bisogno di dirvi che non sto più nella pelle? Non vedo l’ora di scoprire come si evolveranno le cose, se verranno introdotti nuovi personaggi, se gli Esterni verranno sconfitti e i miei amorini (i personaggi) potranno finalmente condurre un’esistenza normale… anche se ne dubito fortemente. Qualunque cosa ci aspetti, tuttavia, sono pronta ad affrontarla perché ne vale assolutamente la pena, fidatevi. Questo libro è un vero gioiello e sono grata di averlo scoperto! Fatevi un favore e leggetelo anche voi, non ve ne pentirete. Parola di Yumi!

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Recensione “Black Touch” di Dalila Khbizy

Buon pomeriggio, lettori! In questi giorni sono un po’ sottotono, mi sembra di correre come una maratoneta per poi non arrivare mai da nessuna parte, ma una delle poche cose che è riuscita a tenermi un po’ su è stata la lettura di “Black Touch” di Dalila Khbizy. Vi lascio qui sotto la scheda informativa, poi daremo il via alla recensione vera e propria.

Titolo: Black Touch

Autore: Dalila Khbizy

Anno di pubblicazione: 2017

Editore: Publimedia

Genere: Urban fantasy/ paranormale

Numero di pagine: 462

Prezzo: 15 €

Trama: Megan Stonheaven non avrebbe mai voluto immischiarsi nelle faccende paranormali della sua bizzarra famiglia; avrebbe preferito rimanere in camera sua, circondata da una miriade di cuscini, con una cioccolata calda in una mano e un libro nell’altra. Chimere e fantasmi, streghe e biblioteche incantate, affascinanti esorcisti e pericolosi giochi di potere se li sarebbe aspettati solo in qualche fantasiosa trama cinematografica, non dal suo destino. Coraggio, paura, amore, una sana dose di umorismo e la morte costantemente dietro l’angolo.

Ordunque, direi che possiamo ben cominciare! Parto col dire che ho scoperto Black Touch su Wattpad nella lontana estate del 2015, un periodo terribile della mia vita in cui volevo solo trovare un muro abbastanza resistente contro cui sbattere la testa a ripetizione, motivo per cui questo libro ha occupato un posto tanto speciale nel mio cuore. Immaginerete lo stato di giubilio totale in cui mi trovavo quando ho scoperto della sua pubblicazione in cartaceo, perciò. Potrei aver fangirlato in modo poco civile per almeno un quarto d’ora, ma se non altro ero sola e al sicuro da sguardi indiscreti.

Ma andiamo come sempre con ordine! La protagonista di questo libro è Megan, una ragazza ordinaria con una famiglia… be’, tutto fuorché ordinaria! Meg fa infatti parte del casato degli Stonheaven, potente famiglia di Sensitivi in grado di redimere le anime e combattere le chimere, mostruosi esseri che si aggirano indisturbati per le città. Tuttavia lei non fa parte di questa vita: solo i primi due figli eredidano la capacità di vedere anime, e Megan, essendo la terzogenita, ne è rimasta fuori. Ma non fatevi ingannare: lei, a dispetto di ciò che si potrebbe pensare, ne è ben felice. Le piace la sua esistenza ordinaria, i pomeriggi passati con la migliore amica Clare tra compiti e pettegolezzi, aggirando i commentini acidi e superbi di sua sorella maggiore Elise e la rigida austerità della zia. Chiaramente, come avrete intuito tutti, le cose non sono destinate a durare: Megan scopre di essere a sua volta una Sensitiva, rivelazione che porta con sé una serie di conseguenze inimmaginabili. Ash, tanto per cominciare: l’ex partner (di missioni) e quasi-fidanzato di Elise le viene appioppato come una sorta di cane guida dal grande capo del Red Rug Centre (centro di ritrovo di tutti i Sensitivi dei vari casati), e tra i due è antipatia immediata. O almeno così sembra… Tra un bisticcio e l’altro, infatti, Ash e Megan si ritroveranno a stretto contatto più del previsto, un po’ per le loro inevitabili missioni, un po’ per una pericolosa caccia al tesoro che li porterà a chiedersi chi sia il vero nemico.

Questa è la seconda versione di “Black Touch” che leggo, in gran parte riscritta rispetto alla precedente, e devo ammetterlo: mi ha fatto innamorare ancora di più della prima. E detto in tutta onestà, non lo ritenevo possibile. La trama principale è un susseguirsi di misteri, rivelazioni, colpi di scena e svolte inaspettate, e si intreccia sapientemente con tutte le altre sottotrame senza creare squilibri di alcun tipo. Le vicende sono credibili, dosate in modo da farci entrare pian piano a contatto con questo mondo contorto e sconosciuto dei casati, dove tutti lustrano la propria facciata di illusioni e dietro ci nascondono il marcio. Dalila ci guida da una pagina all’altra, senza fretta, facendoci ambientare e presentandoci tutte queste novità nel modo più naturale del mondo. Nessun effetto infodump, per intenderci (anche se questo aspetto appartiene al paragrafo dello stile, ma faremo finta di niente).

I personaggi delineati dalla penna dell’autrice sono fantastici: ognuno di essi – sì, proprio tutti, anche quelli minori! – emerge dalla carta con tale chiarezza che, durante la lettura, quasi mi sembrava di conoscerli da sempre. Mi sono rivista in Megan, così maldestra, incapace di tenere la bocca chiusa e con una spiccata tendenza nel mettersi nei pasticci con le sue stesse mani; mi sono rivista in Ash, sbruffone all’esterno ma dotato di un cuore grande e disposto a tutto per coloro che ama; mi sono rivista in Loki, così freddo e distaccato per paura di essere ferito di nuovo; mi sono rivista in Tess, così fragile e al tempo stesso così coraggiosa. Potrei andare avanti all’infinito, perché ognuno dei personaggi presentati in Black Touch mi ha trasmesso qualcosa: che fosse empatia, tristezza, complicità o ira funesta, nessuno di essi mi ha lasciato indifferente. E lasciate che ve lo dica: per me è una cosa fondamentale, quando leggo un libro. Le relazioni tra i personaggi – altro punto a favore – si sviluppano in maniera graduale e del tutto naturale, senza fretta, proprio come se fossero persone reali (e per me lo sono, grazie prego e ciao).

Lo stile di Dalila è un gioiellino: scorrevole, pungente, ironico… mi sono ritrovata più volte a sghignazzare come una torda, mentre leggevo, stroncata da questo o quell’altro passaggio. L’ironia riesce a smorzare bene la tensione che si respira lungo tutto il libro, senza tuttavia cozzarci: l’autrice è stata in grado di creare un ottimo equilibrio tra momenti di serietà e altri più leggeri, un connubio perfetto che mi ha permesso di concludere questo libro in qualche ora scarsa. Ed era lungo, fidatevi di me. Grammatica perfetta, forse un po’ di eccedenza in termini di congiuntivi imperfetti al posto di imperfetti di modo indicativo, ma per il resto nulla da dire: Dalila sa scrivere, e lo sa fare bene.

L’unica cosa che mi dà pensiero è la poca distribuzione e pubblicità che questo libro sta ricevendo da parte della casa editrice: essendo disponibile solo in cartaceo su uno store online (solo uno, sì) o chiedendo all’autrice stessa, Black Touch non sta ottenendo la copertura mediatica che meriterebbe. Perciò fidatevi della vecchia Yumi e aiutatemi a diffondere il Verbo a quante più persone possibile: questo libro merita davvero, davvero tanto. Improvvisiamoci missionari del Signore, è per una giusta causa.

In conclusione, avrete capito che consiglio questo libro a tutto il mondo, in eterno amen, perché è oro puro. Leggetelo, gente, leggetelo e non ve ne pentirete. Dico sul serio, leggetelo e basta e poi venite a dirmi se non avevo ragione.

Okay, ho ciarlato troppo, ora passo e chiudo davvero. Bacini a tutti!

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Recensione “Lentamente” di Veronike Jane

Buonsalve, amici lettori! Gli impegni della vita quotidiana hanno rallentato di parecchio le mie ultime letture, ma oggi sono finalmente riuscita a terminare “Lentamente”, libro gentilmente inviatomi dall’autrice – che ringrazio dal profondo del cuore – per una collaborazione, perciò eccomi qui a parlarvene! Vi lascio qui sotto la scheda informativa, poi potremo immergerci nella recensione vera e propria!

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Titolo: Lentamente

Autore: Veronike Jane

Genere: Biografia/Narrativa

Anno di pubblicazione: 2017

Numero di pagine: 169

Prezzo: 3,99€ (eBook)/ 8,99€ (cartaceo)

Trama: Vanessa è l’ultima di quattro figli. Nasce e vive fino all’adolescenza in una famiglia legata a uno dei più famigerati boss della malavita siciliana, per via degli stretti legami di parentela di sua madre.
Il romanzo ripercorre in prima persona le vicende familiari della protagonista, che ci accompagna per mano nel suo percorso. Grazie a una descrizione accurata dei luoghi e dei personaggi, il lettore viene calato nelle vicende di un quartiere degradato della “Vecchia Sicilia”.
Con l’evolversi degli eventi, la trama assume toni drammatici, a tratti profondamente struggenti. Ma non per tutti il destino è una linea dritta, uguale ed ineluttabile fino alla fine.

“…perché nessuna cicatrice può fermarmi bensì guidarmi, perché il mio vero io è un bagaglio che porto nel cuore…”

Un racconto cruento, surreale, violento, ai confini con la realtà, in cui il contatto con quel vissuto non può che scuotere.
Una narrativa efficace e diretta che arriva a segno: un pulp realistico raccontato da chi ha toccato con mano violente aberrazioni e le svela denunciandole al mondo.

Il mio pensiero

Orbene, direi che possiamo proprio cominciare! Come già vi accennavo prima, questa recensione è frutto di una collaborazione proposta dall’autrice stessa, e che naturalmente ho accettato molto volentieri. Ma ciancio alle bande e andiamo al sodo! Parto col dire che questo libro non è strutturato in modo classico, né segue gli sviluppi di una trama precisa: Vanessa, voce narrante di “Lentamente”, ci racconta le vicende della sua famiglia e dell’esistenza malavitosa che conduce, compiendo ampi salti temporali che mi hanno confuso parecchio. Ogni capitolo, più o meno, si incentra su personaggi diversi, di cui ci vengono dipinti i tratti salienti e raccontati gli episodi più importanti ai fini della storia. Si parte così dalle origini, ossia le infanzie difficili e traumatiche dei genitori di Vanessa, cresciuti nella Sicilia degli anni settanta, passando per fratelli, cugini, zii, amici, coniugi e un’altra infinita sequela di personaggi che, mi duole ammetterlo, non ricordo per niente. Sarà stato per il tipo di narrazione, solo ed esclusivamente raccontata e mai mostrata, sarà stato per i salti temporali bruschi e improvvisi, o forse ancora per il modo in cui sono stati presentati i personaggi, ma non sono riuscita a immedesimarmi per niente in questa storia. Ed è ovvio, per fortuna non mi sono mai ritrovata invischiata nella malavita e quindi tanti concetti mi sono oscuri, ma l’immedesimazione di cui parlo è più profonda: va al di là delle vicende e delle esperienze di vita dei personaggi; sta piuttosto nelle sensazioni che riescono a infonderci tramite l’abilità dello scrittore.

Mi sono spesso ritrovata in preda alla confusione, leggendo “Lentamente”, troppo concentrata a ricordare chi fosse questo o quell’altro personaggio o quali fossero le sue relazioni con la famiglia di Vanessa, per riuscire a prestare attenzione a quel che realmente stava accadendo. Da quel che ho capito, questo libro è una sorta di biografia in cui sono riportati stralci di fatti realmente accaduti, quindi mi rendo conto che romanzare troppo il tutto avrebbe affievolito la sensazione di vissuto che l’autrice voleva dare… però non mi è piaciuto, devo essere sincera: questo continuo raccontare non mi ha aiutato a entrare in sintonia con nessuno dei personaggi, che, almeno per quel che mi riguarda, sono rimasti intrappolati tra le pagine, incapaci di rappresentare null’altro che qualche aggettivo assegnato loro dall’autrice. Forse, presentandoli in maniera diversa, prendendosi più tempo per analizzare i loro tratti salienti, il risultato sarebbe stato diverso.

I temi trattati in questo libro sono davvero molto impegnativi: la malavita, la morte, il ricatto, gli abusi… e se c’è una cosa che ho particolarmente apprezzato di questa lettura, è stata l’abilità mostrata dall’autrice nel trattare tematiche simili. A ognuna è dato il giusto spazio, nessuna di esse è trattata con superficialità, tutt’altro. Perciò chapeau!

Tuttavia ho trovato la narrazione leggermente caotica, troppo infarcita di personaggi che andavano e venivano senza un ordine ben preciso, e in questo temo che lo stile dell’autrice non abbia aiutato: Veronike dimostra di conoscere bene la lingua italiana (a parte qualche scivolone come “affianco” al posto di “a fianco”, molti “le” sostiuiti da “gli” e via dicendo), ma la narrazione prolissa e infarcita di paroloni ampollosi è stata un deterrente, almeno per me. In particolare, ho faticato a star dietro a certi periodi lunghissimi, impossibili da seguire senza perdere il filo. Lo stile è tuttavia personale, ragion per cui non mi dilungherò troppo su questo aspetto. Nonostante ciò, mi sento di consigliare all’autrice una bella revisione del testo: ho letto che ha trascorso già molti anni a revisionare il tutto, ma sono del parere che un’altra ripulita sia d’obbligo, se non altro per eliminare le numerose sviste presenti nel libro.

In conclusione, a chi consiglierei “Lentamente”? Be’, probabilmente chi apprezza uno stile prolisso, ricercato e ampolloso come quello di Veronike troverà pane per i suoi denti, così come coloro a cui piacciono storie narranti drammi familiari e problematiche legate alla crescita.

Vi mando un grande saluto, lettori, e alla prossima!

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Recensione “Absorption. I colori del sangue” di Eugene Pitch

Buonsalve a tutti, readers del mio cuore! Come state? Che cosa dite alla vecchia e stanca Yumi? Io nulla di che, se non che sto male (di nuovo) e ho un milione e mezzo di cose da sbrigare. Che gioia, eh? In ogni caso non sono qui per lamentarmi, bensì per parlarvi del libro che ho appena finito di leggere: si tratta di “Absorprion. I colori del sangue” di Eugene Pitch, un hyperbook di genere thriller che mi è stato gentilmente inviato dall’autore.

Vi lascio qui sotto la scheda informativa, dopodiché possiamo dare il via alle danze!

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Titolo: Absorption. I colori del sangue

Autore: Eugene Pitch

Editore: Pubme

Anno di pubblicazione: 2018

Genere: Thriller

Numero di pagine: 224

Prezzo: 0.99€ (eBook)/12,99€ (cartaceo)

Trama: David fugge da un misterioso passato e vive ora a Londra, in un appartamento fatiscente e lavorando come cameriere in un bar. Il professore è il suo unico amico, un uomo che come lui è appassionato d’arte, cliente del bar e con cui instaura un’insolita amicizia. Ray, insieme a sua moglie Miranda, vive alla giornata, lavora come fotografo e per questo motivo viaggia in continuazione. Cos’hanno in comune Ray e David? Assolutamente nulla, almeno fino a quando una banda di criminali ben organizzata non decide di farli incontrare, rapendo loro le persone più care e costringendoli a collaborare. I due dapprima si muovono separatamente, l’uno inconsapevole dell’esistenza dell’altro, poi le loro strade si incrociano e da lì in poi dovranno unire le forze e portare a termine la pericolosa missione. Ma perché questi criminali hanno scelto proprio loro? Riusciranno a salvare le persone prese in ostaggio?

Sarò onesta, il thriller non è esattamente il mio genere, ma quando l’autore mi ha proposto questa collaborazione ho deciso di fare un tentativo. Del resto non sono una che giudica un libro dalla copertina (o in questo caso dal genere), anche perché qualche tempo fa ho letto un certo libro thriller che mi ha fatto completamente ricredere, perciò ho deciso di imbarcarmi anche in questa avventura. “Absorption” non ha un protagonista vero e proprio: nel libro sono diversi i personaggi ad avere un ruolo importante, come David e Ray, costretti a collaborare per salvare le persone più importanti delle loro vite, prese in ostaggio da rapitori misteriosi. I due uomini si ritrovano così a lavorare insieme, nonostante le palesi diversità, nel tentativo di risolvere la questione. Sarò onesta ancora una volta: non ho capito dove volesse andare a parare l’autore per un buon novanta percento del libro, che senso avessero certe scene o certi personaggi, del tutto scollegati dalla trama principale, ma poi tutto viene spiegato verso la fine e ogni tassello va al proprio posto, incastrandosi perfettamente al resto della storia.

Come rimarcato più volte dall’autore, “Absorption” è un hyperbook (sua invenzione, per cui chapeau). E che cos’è un hyperbook?, chiederete giustamente voi, e cosa lo distingue da un normale libro? La risposta è piuttosto semplice: in un hyperbook si adottano tecniche narrative precise, come l’uso di capitoli brevi, frasi tronche, descrizioni minimal e sviluppo dei personaggi a 360 gradi. Tralasciando l’ultimo punto, che è un aspetto fondamentale per ogni libro che si rispetti, gli altri non sono esattamente motivo di entusiasmo, per me: sono una gran fan di descrizioni ampie, frasi articolate e musicali e capitoli lunghi, e credo che questi siano alcuni dei motivi per cui questo libro non mi ha convinto del tutto.

Come vi accennavo poco fa, lo stile dell’autore si serve di frasi brevi, nette, capitoli corti e descrizioni ridotte all’osso, tanto che a volte faticavo a figurarmi gli ambienti in cui si spostavano i personaggi. Non fraintendetemi: credo che Eugene sappia di cosa sta parlando, quando narra di luoghi come il Giappone, l’Inghilterra o di gli altri paesi che vengono citati nel libro, ma appunto, era l’autore a saperlo: ho avuto l’impressione che questa familiarità non fluisse attraverso i personaggi e, di conseguenza, fino a me. La ragione è semplice: penso che i personaggi potessero essere sviluppati in modo migliore. L’autore utilizza una tecnica narrativa difficilissima, che è quella dei POV multipli. Ora,  se già gestirne due è un’impresa ardua, quando iniziano a essere di più bisogna essere dei  veri maestri per tenere tutto sotto controllo. E detto in tutta onestà, i personaggi di “Absorption” non avevano caratteristiche ben precise che li distinguevano l’uno dall’altro. Se non fosse stato per i loro nomi e il luogo in cui si trovavano, non avrei saputo dire chi fosse chi. Le loro voci erano deboli, troppo simili l’una all’altra, almeno per me. I continui cambi di punto di vista avrebbero voluto dare un effetto narrativo completo, a 360 gradi, ma il più delle volte mi hanno lasciata stordita e confusa a chiedermi: “aspetta, e questo adesso chi è?”, “ma non era quell’altro?”, “e lui ora che c’entra?”.

Perché sia chiaro, sono una lettrice molto attenta: quando leggo non mi distraggo quasi mai, e succede assai di rado che debba tornare indietro per recuperare qualche passaggio, ma con “Absorption” è capitato più di una volta, perché per me c’erano fin troppi POV e la sensazione che ho avuto fino alla fine era che fosse tutto fin troppo ingarbugliato.

Ciononostante, l’autore scrive bene: ottima grammatica, verbi perfettamente coniugati, pochissimi refusi… qualche problemuccio con la punteggiatura, ma del resto chi non ne ha? Il mio consiglio spassionato, da lettrice forte e scribacchina in erba quale sono, è  di non mollare: continua a insistere, del resto questo è il tuo primo romanzo e da qui non puoi che migliorare! Sei già sulla buona strada, Eugene, te l’assicuro.

In conclusione, come sempre, a chi consiglierei questo libro? Be’, amanti del thriller, fatevi sotto! Il colpo di scena finale vi farà leccare i baffi, ne sono assolutamente certa.

E voi, lettori? Siete amanti del thriller? Avevate sentito parlare di questo hyperbook prima d’ora?

Un abbraccio a tutti voi, e a presto!

Yumi :3

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Recensione “Punizione Divina” di Paola Chiozza

Buon pomeriggio, readers! Il gelo polare che ha investito Roma in questi giorni mi ha incoraggiato a rinchiudermi in casa a leggere e a scrivere (tranne quando è caduta la neve, a quel punto sono dovuta uscire per forza a cercare il mio amore Jack Frost tra i candidi fiocchi), perciò sono riuscita a finire lo splendido nuovo romanzo di Paola Chiozza, che ringrazio dal profondo del cuore per avermelo inviato! Ma procediamo per gradi: qui di seguito vi lascio la scheda informativa del libro, e poi avanti tutta con la recensione!

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Titolo: Punizione Divina

Autore: Paola Chiozza

Genere: Romanzo rosa/umoristico

Editore: Pubblicato in self

Numero di pagine: 420

Prezzo: 1,99€ eBook (in offerta per poco, affrettatevi!) / 12,99€ cartaceo

Anno di pubblicazione: 2018

Trama: 
Cosa c’è di meglio di un paio di Jimmy Choo? Niente, almeno secondo Giuditta Moretti. Sa bene che non dovrebbe spendere tutti quei soldi, non con il tirocinio a New York alle porte. Ma nemmeno il santino di Giorgio Armani e l’apparizione mistica di Donatella Versace riescono a tenerla a bada. Ha ceduto alla tentazione, e ora può solo sperare che il karma non le si rivolti contro… Speranza vana, ovviamente. Perché un errore di smistamento digitale (o punizione divina) ha dirottato il suo tirocinio. Non più un’esperienza di classe in un’importante agenzia finanziaria di Manhattan, ma un incubo in un inutile ranch sull’orlo del fallimento nel Montana. Cavalli (non lo stilista Roberto, purtroppo), tori, mucche e puzza di cacca. E Scott Sullivan, muscoloso e sexy cowboy amante dei rodei, arrogante, sporcaccione e pieno di sé. Un rubacuori da strapazzo che le ragazze di Whitefish venerano neanche fosse una divinità. Tra figuracce imbarazzanti e cortocircuiti ormonali, riuscirà Giuditta a uscirne viva, terminare il tirocinio e laurearsi con il massimo dei voti?

Premetto che avevo già letto e recensito un romanzo di Paola, qualche mese fa, (più precisamente il suo romanzo d’esordio “Politicamente Scorretto”) e che l’avevo adorato, perciò ho accolto questa collaborazione con gioia: visti i presupposti, non potevo che adorare anche “Punizione Divina”, e infatti così è stato. Ma ancora una volta andiamo per gradi: protagonista del libro è Giuditta Moretti, un’esuberante poco-più-che-ventenne ragazza milanese con la passione per la moda e la finanza. Proprio grazie ai suoi studi ha la possibilità di effettuare un tirocinio in un’importantissima agenzia finanziaria a New York, ma qualcosa va storto: già, perché a causa di un errore imprevedibile la sua destinazione vira dalla sofisticata Grande Mela a… be’, la non-così-tanto-sofisticata Whitefish, una cittadina sperduta tra la natura sconfinata del Montana. Per Giuditta è una tragedia annunciata: come potrà mai sopravvivere in un luogo senza l’ombra di boutique d’alta moda e dove il WiFi è un vago miraggio? Forse c’è solo una cosa che può rendere il suo tirocinio un po’ meno doloroso: i Sullivan, proprietari del ranch che Giuditta sta tentando di salvare dalla bancarotta totale, a cui si affeziona in ben poco tempo… in particolare Scott Sullivan, rinomato playboy e sexy cowboy, che la nostra Giuditta non può proprio ignorare. Ma il patto con la diabolica Emmy (sorellina quattordicenne di Scott) le impedisce di lasciarsi andare come vorrebbe con lui: stanca di tutte le ragazze scaricate da Scott che tentanto di usarla come intermediaria, infatti, Emmy ha mollato a Giuditta l’infausto compito di far innamorare Scott di lei per poi scaricarlo, in modo da dargli una bella lezione. Ma i piani non sempre vanno come pronosticato, specie quando ci sono i sentimenti di mezzo… e Giuditta se ne accorgerà molto presto.

“Punizione Divina” mi ha fatto scompisciare dalle risate: le figuracce di Giuditta sono epiche, specie per una come me che di figuracce ne colleziona a dozzine (se non a centinaia). La trama si srotola senza problemi, in un connubio di leggerezza e temi seri e importanti che ci fanno riflettere: è giusto anteporre la carriera ai sentimenti, i progetti di una vita alle persone che si vogliono bene, ciò che crediamo sia giusto fare a quello che amiamo incondizionatamente? E infine, quanto sono importanti le differenze sociali davanti all’amore? In “Punizione Divina” tutto ciò è affrontato con maestria, diluito ad arte nei vari capitoli e alternato, come già vi accennavo prima, a momenti leggeri e divertenti che rendono la lettura incredibilmente scorrevole.

I personaggi sono tutti ben delineati; ognuno di loro ha tante sfaccettature diverse, voci ben distinte, desideri, passioni che li muovono e paure che li ostacolano, e quando dico ognuno lo intendo davvero: anche i personaggi minori rivestono una grande importanza nella storia, anche quelli che appaiono poche volte per tutto il corso del libro. Sono proprio i personaggi a rendere speciali le vicende narrate in “Punizione Divina”, e non nascondo di essermi affezionata moltissimo a tanti di loro.

Lo stile di Paola, ancora una volta, è fantastico: scorrevole, ironico, fresco, leggero… non riuscivo a staccarmene! Le descrizioni sono ben fatte ma non prolisse, l’autrice riesce a evocare dettagli vividi di personaggi e ambientazioni con poche parole efficaci. Un altro punto a favore? I dialoghi: sono divertenti, seguono un ottimo ritmo e sono realistici, ossia coerenti con il personaggio che sta parlando, aspetto niente affatto scontato. Nessun problema con la punteggiatura né con la consecutio temporum: è un piacere per gli occhi trovare qualcuno che sa padroneggiare questi due aspetti tanto bene. Per essere un romanzo autopubblicato, inoltre, il risultato è incredibile, sia dal punto di vista del testo che da quello grafico. I miei complimenti all’autrice!

In conclusione, a chi consiglierei questo libro? Agli amanti del genere, ovviamente, ma anche a tutti coloro che vogliono trascorrere qualche ora in tranquillità e divertimento: “Punizione Divina” è il libro che fa per voi, non ve ne pentirete!

Mando un abbraccio a tutti voi, readers, e a presto!

Yumi :3

 

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Recensione “Alis Grave Nil” di Barbara Schaer

Ebbene sì, gente, non è un miraggio! Oggi qui sul blog vi porto una nuova recensione fresca fresca: il libro che vi presento è “Alis Grave Nil” di Barbara Schaer, un urban fantasy letto qualche sera fa in poche ore. Vi lascio qui sotto la scheda informativa, e poi potremo immergerci nella recensione di questo libro!

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Titolo: Alis Grave Nil

Autore: Barbara Schaer

Editore: Autopubblicato

Pagine: 446

Genere: Urban fantasy/ Paranormale

Prezzo: 0,99€ eBook/ 10,89€ cartaceo

Anno di pubblicazione: 2012

Trama: Sara è pronta per un altro giorno della sua solita vita. La scuola, i dispetti della sorella Reb, le malignità delle vecchie amiche e la certezza di non contare granchè. E’ sicura che l’amore non faccia per lei e che le favole siano solo invenzioni per sognatrici. Ma proprio quel giorno, in un incontro tutt’altro che casuale, conosce Eric. Bellissimo e misterioso, protettivo e minaccioso, Sara intuisce che Eric è decisamente più che un ragazzo normale, ma quello che proprio non può immaginare è che la loro storia sia cominciata molto prima di incontrarsi e che le parole latine tatuate sul suo braccio nascondano un inquietante segreto… Senza curarsi di quanto il principe si confonda pericolosamente con il cacciatore, Sara dovrà lottare con tutta se stessa per opporsi alle forze oscure che minacciano di separarli per sempre e far vivere l’amore da fiaba che ha sempre desiderato.

Orbene, iniziamo! Parto col dire che, nonostante “Alis Grave Nil” sia esattamente il mio genere di libro, non mi sono ritrovata coinvolta più di tanto dallo svolgersi degli eventi. Ma andiamo con ordine: la nostra protagonista è Sara, sedicenne alle prese con la prematura morte dei propri genitori e l’odiosa sorella Reb, sua tutrice legale, che non manca mai dal rinfacciarle che la loro scomparsa è tutta colpa sua. La sua vita è un susseguirsi di noiose giornate alla sua nuova scuola pubblica, pomeriggi trascorsi a evitare le angherie di Reb e delle sue amiche oche e a fare volontariato con padre Dan e altri ragazzi della sua età. Sara si considera (ed è considerata) la classica sfigata, un po’ bruttina e lasciata in disparte da tutti; non le importa di costruire rapporti di alcun tipo, dopo che il bello della scuola (Fabio, aka lo stronzo per eccellenza) le ha fatto un brutto scherzo, qualche tempo prima. Ma poi nella sua vita irrompe il bellissimo (ovviamente) Eric, ragazzo misterioso che sembra sapere un po’ troppo su di lei. Nulla di ciò che lo riguarda è chiaro, compreso l’interesse che sembra dimostrare nei confronti di Sara – fino a quel momento eterna invisibile. Ma poi, man mano che la narrazione prosegue, ci rendiamo conto che forse l’interesse di Eric potrebbe avere scopi più oscuri di quanto apparso in un primo momento…

Lo dirò chiaro e tondo, questo libro non è il più originale che ci sia sul campo, ma in qualche modo funziona. Pur non convincendomi appieno, infatti, non sono riuscita a staccarmene fino alla fine. Eppure ci sono molte cose che mi hanno fatto storcere il naso in “Alis Grave Nil”, e adesso cercherò di spiegarvele senza fare spoiler. Punto primo: la lentezza generale del libro. Il romanzo in sé è già abbastanza lungo, ma certe scene sono narrate così lentamente che sembrano protrarsi all’infinito. I lunghissimi monologhi interni di Sara, di cui è infarcita tutta la storia, non contribuiscono certo a migliorare le cose. A un certo punto, arrivata circa metà del libro, ho avuto come l’impressione che non avrei mai visto la luce aka la fine del romanzo. Ma comunque era solo un’impressione, perché il libro l’ho finito e anche con un po’ di dispiacere. La seconda cosa che non mi ha convinta è stata il realismo: Sara e Reb vivono da sole, dopo la morte dei loro genitori, e le uniche entrate che hanno a disposizione sono quelle del lavoro da modella di Reb (amatoriale, eh) e i pochi soldi spediti da una zia lontana. Come caspita fanno a pagare le bollette, la spesa, le tasse universitarie della maggiore e tutto il resto? Questa cosa mi ha lasciato un po’ interedetta, ecco. Il terzo nope di questo romanzo è stato il rapporto tra alcuni personaggi, come Reb e le sue amiche: tutta quella competitività malata non l’ho capita. E lo stesso odio spropositato di Reb nei confronti di Sara, o l’atteggiamento di Fabio… non lo so, tutto mi è parso forzato e incline all’esagerazione, ecco. I personaggi comunque hanno tutti un certo spessore, sono coerenti a loro stessi e al loro carattere, e ognuno di loro subisce una trasformazione graduale nel corso del libro.

Lo stile di Barbara è bello, armonioso, pulito ed evocativo: perdermi tra le sue parole è stata una bellissima esperienza, tanto realistica da farmi credere più volte di essere entrata io stessa nel libro con i suoi personaggi.

In generale, posso dire di aver apprezzato per la maggior parte questo libro, che si lascia leggere senza problemi nonostante i difetti. Lo consiglierei agli appassionati del genere che non si scoraggiano di fronte a qualche clichè, perché in fin dei conti la storia è bella e merita.

Voi conoscevate questo libro? Pensate di dargli una possibilità?

Un abbraccio a tutti,

Yumi :3

 

Scribacchina tra le Nuvole

Geeko Editor: una nuova realtà editoriale

Buongiorno a tutti, folks del mio cuore! Sarebbe più appropriato dire buon pomeriggio, visto l’orario, ma visto che siamo in famiglia faremo finta di niente. Come state? Che cosa mi dite di bello? Io oggi sono qui per parlarvi di Geeko Editor, una nuova realtà editoriale che presenta spunti davvero davvero interessanti. Ma andiamo per gradi: innanzitutto ringrazio con tutto il cuore Fabio Antinucci per avermi contattato, proponendomi questa collaborazione e affidandosi alle mie dubbie abilità di articolista in erba. Spero di riuscire a fare un buon lavoro, parlando della vostra interessantissima e innovativa casa editrice. Nonostante la poca simpatia che nutro nei confronti dei gechi (fobia paralizzante in via di “guarigione”), infatti, non ho potuto fare a meno di innamorarmi delle modalità intelligenti adottate da questa casa editrice 2.0. La Geeko Editor è infatti una CE digitale, approdata solo recentemente sul web, ma non è questo a renderla speciale. A darle quel tocco in più sono proprio le modalità di selezione delle opere: oltre a un tradizionale processo di valutazione svolto da un team di esperti, c’è anche la possibilità di far valutare il proprio testo dalla comunità di lettori e/o scrittori presente sul sito. Già, perché chiunque può iscriversi sulla piattaforma di Geeko Editor e usufruire dei contenuti che vengono condivisi lì: notizie sul mondo dell’editoria, racconti, estratti di romanzi, contenst con cui mettersi alla prova e migliorare la propria scrittura e via dicendo. Si possono pubblicare anche le proprie poesie, racconti o recensioni di altre opere, oltre che acquistare gli eBook (a prezzi vantaggiosi) pubblicati fino a ora dalla casa editrice. Semplice, lineare, innovativo: che volete di più?

In merito alle mie considerazioni personali, non credo ci sia molto da dire: se la Geeko Editor non mi avesse convinto totalmente non ve ne avrei nemmeno parlato. Però, sono onesta, il concetto di base di questa casa editrice mi piace da impazzire: è al passo con l’era digitale e le esigenze dei lettori e, soprattutto, il concetto di valutazione da parte di un pubblico mi sembra incredibilmente intelligente. Non è l’unica piattaforma a servirsi di questo metodo (ne parlai ad agosto in un vecchio articolo sui vari metodi di pubblicazione disponibili sul campo), ma a essere innovativa è proprio quest’idea di una community di scrittori e lettori così a stretto contatto gli uni con gli altri, in cui ci si può scambiare consigli e critiche costruttive al fine di migliorare. Per me, questo è il vero cavallo di battaglia della Geeko Editor, è questo a renderla tanto speciale e meritevole di attenzione. Fateci un salto, se vi capita: vi lascio proprio qui il link per la casa editrice, così da potervi fare un’idea più specifica di ciò di cui sto parlando. Che cosa state aspettando? Potrebbe essere proprio questa la piattaforma che stavate cercando!

L'angolino degli emergenti

Recensione “Il ragazzo ombra” di Laura Costantini

Buon pomeriggio a tutti, folks del mio cuore! Come avrete letto dal titolo, quest’oggi vi parlerò del romanzo storico “Il ragazzo ombra”, letto nel giro di pochissime ore qualche giorno fa. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per elaborare un pensiero che fosse completo e soddisfacente, su questo libro, perché mi è piaciuto talmente tanto che non potevo scriverci la prima cosa che mi passasse per la testa. No, decisamente no. Perciò ho preferito prendermi del tempo per capire bene cosa volessi dire su “Il ragazzo ombra”, romanzo meraviglioso che tutti dovrebbero conoscere. Vi lascio qui sotto tutte le info utili, poi inizieremo con la recensione vera e propria.

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Titolo: Il ragazzo ombra

Autore: Laura Costantini

Editore: goWare

Genere: Narrativa storica

Anno di pubblicazione: 2017

Numero di pagine: 228

Prezzo: 4,99€ eBook/ 12,99€ cartaceo

Trama: Robert Stuart Moncliff è un romanziere e un ritrattista affermato. Nell’autunno del 1901 chiuso nel castello di famiglia, su una scogliera scozzese, rilegge il diario degli ultimi vent’anni. Un’assenza pesa su di lui: la persona più importante della sua vita. Un tredicenne dagli incredibili occhi d’oro apparso come un’ombra, sotto la luna piena nell’aprile del 1881. Nella lettura Robert rivive la gioia passata, unica cura per superare il giudizio della società vittoriana che ora lo condanna. Il ragazzo ombra è il primo episodio della serie Diario vittoriano.

Dunque, direi che è proprio ora di cominciare con la nostra recensione! Parto col dire che ho amato questo libro: proprio io, che in genere non sono una gran fan dei romanzi storici, non ho potuto fare a meno di innamorarmi delle vicende narrate ne “Il ragazzo ombra” dall’abilissima penna di Laura Costantini. Ma andiamo con ordine: uno dei protagonisti di questo romanzo è Robert, ragazzino isolato e taciturno che viene  incoraggiato dalla sua istitutrice, Alvena, a tenere un diario sulle proprie giornate. La donna spera infatti che questo possa essere un buon metodo per fargli esternare quelle emozioni che lui soffoca tanto ostinatamente e, magari, anche fargli recuperare il rapporto ormai alla deriva con il padre. Proprio a causa del lavoro di quest’ultimo, Robert si ritrova improvvisamente sballottato dall’altra parte del mondo, più precisamente in India: nulla gli è familiare, in quelle terre soffocanti, sporche e povere, nulla lo stimola in alcuno modo. Finché una notte, uscendo sul terrazzo in cerca di un po’ d’aria fresca, non vede lui: un’ombra misteriosa sulla sponda del fiume che si esibisce in un’affascinante danza con una spada. Robert, per la prima volta dopo tanto tempo, prova una morbosa curiosità nei confronti di quell’elegante figura notturna e trova uno scopo da portare a termine: scoprire l’identità dell’ombra, che si rivela essere un bellissimo ragazzo coetaneo di Robert. Ma chi è davvero Kiran – questo il nome del ragazzo ombra – e cosa si nasconde dietro i suoi magnetici occhi dorati? Segreti scabrosi e colpi di scena si susseguono per tutta la durata del libro, rendendo impossibile staccarsene. “Il ragazzo ombra” è una storia d’amore e amicizia tra due ragazzi bisognosi d’affetto, un affetto che per tanto – troppo – tempo è stato loro negato; due ragazzi infinitamente diversi ma che al contempo si rivelano essere anime affini, unite da un legame che va ben oltre il giudizio ipocrita della società perbenista britannica, oltre la paura, la distanza, la morte.

Ogni pagina è una nuova rivelazione, che risponde a molti interrogativi e al contempo ne pone di nuovi. Capitolo dopo capitolo impariamo a conoscere i personaggi, ci immedesimiamo in loro e comprendiamo profondamente le motivazioni che li spingono ad agire in determinati modi. Ognuno di loro è dipinto ad arte: Laura ha fatto un lavoro magistrale, tratteggiando ogni singolo personaggio con tanta precisione da farlo emergere dalla carta – o, nel mio caso, dallo schermo. E’ stato bello soprattutto assistere alla crescita di ognuno di loro: in particolare ho apprezzato la trasformazione di Kiran, che da piccolo ribelle, vittima delle angherie che ha dovuto subire, diventa un uomo coraggioso capace di prendersi le proprie responsabilità e fiero delle proprie origini. Lui, be’… ha decisamente fatto breccia nel mio cuore di pietra. Anche se, a ben pensarci, ognuno dei personaggi de “Il ragazzo ombra” si è ritagliato un posto speciale dentro di me, e nessuno di essi andrà via tanto presto.

Proseguendo con la nostra recensione… Se la trama, i personaggi e le ambientazioni mi avevano convinta appieno, comunque, è stato lo stile dell’autrice a farmi innamorare perdutamente: la penna di Laura è inimitabile. Racconta le vicende dei nostri amici snodandosi tra presente e passato, un intreccio sapiente che ha saputo gestire in maniera magistrale. Tutto è orchestrato alla perfezione, con una prosa musicale e fluida che ci trasporta, in un misto di brutalità e delicatezza, sugli sfondi vividi dell’India e dell’Inghilterra vittoriana. Le descrizioni di Laura, poi, sono tra le migliori che abbia mai letto. Volete sapere il perché? Be’, è molto semplice: nessuna di esse ci viene presentata come una descrizione vera e propria. Mi spiego meglio: l’autrice riesce a tinteggiare le ambientazioni e i personaggi poco alla volta, diluendoli in modo e maniera da farli diventare parte della prosa stessa. Era proprio come guardare un film, forse anche meglio. La sua indiscussa abilità si evince anche dalle piccole cose, come il cambiamento di stile nel diario tenuto dal piccolo Robert: se all’inizio era arido, composto da frasi nette e tronche, man mano che la narrazione prosegue e Robert cambia, succede lo stesso al suo stile di scrittura. Questo, signori miei, significa immedesimarsi completamente nei propri personaggi e dar loro una voce abbastanza forte da emergere dalla carta. Porgo i miei più sinceri complimenti a Laura, perché il lavoro che ha fatto non è affatto indifferente: da scribacchina in erba quale sono, posso solo immaginare tutta la fatica che si cela dietro questo piccolo capolavoro.

In conclusione, come sempre, a chi consiglierei questo libro? Be’, in realtà un po’ a tutti: vi farà emozionare, ridere, arrabbiare, piangere… e piangere ancora, lasciandovi con un macigno nel cuore e tanta consapevolezza in più. Dategli una possibilità, non ve ne pentirete assolutamente!

Presto uscirà anche la recensione del sequel, “Lord Kiran di Lennox”, per cui stay tuned!

Mando a tutti un grande abbraccio, ci sentiamo presto!

Yumi :3

 

L'angolino degli emergenti

Recensione “Hybrid – L’altra me” di Elany Blackwood

Buon salve a tutti, folks del mio cuore! Oggi, nonostante l’infausta giunta dell’orrore scarlatto e la dieta che mi impedisce di affogarmi di cioccolata, ho deciso (molto coraggiosamente) di lanciarmi in una nuova recensione che spero apprezzerete. Il libro di cui voglio parlarvi oggi è “Hybrid – L’altra me” di Elany Blackwood, letto qualche tempo fa ma che credo meriti la giusta attenzione da parte di tutti noi. Come al solito vi lascio la scheda tecnica con tutte le info utili, e poi potremo immergerci nella recensione vera e propria!

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Titolo: Hybrid – L’altra me

Autore: Elany Blackwood

Editore: Giovane Holden Edizioni

Anno di pubblicazione: 2016

Genere: Fantasy/Paranormale

Prezzo: eBook 5,99€/15,00€ cartaceo (disponibile per Kindle Unlimited)

Dove acquistarlo: Su tutti i maggiori store online e in libreria su previa ordinazione

Trama: La vita della giovanissima Scarlett Hill cambia per sempre una sera come tante all’uscita da un cinema. Un attimo è in compagnia della sua migliore amica, un attimo dopo… Si sveglia in un’auto, in preda a dolori lancinanti, sviene e si risveglia di nuovo nella stanza di un motel. Strilla, cerca di scappare dal misterioso giovane che l’ha seguita per giorni prima di rapirla, di aggredirlo, di chiedere aiuto ma le forze non la sorreggono. Rammenta solo una botta dolorosa, e avverte una sete sconosciuta che pare volerle ardere la bocca. Ma Scarlett è abituata a fare i conti con i vuoti di memoria: da quando aveva sette anni non ricorda nulla della sua infanzia. E tanto meno dell’esistenza di creature sanguinarie nascoste nel buio e di uomini spietati armati fino ai denti. Vampiri e cacciatori.Il passato però non si è dimenticato di lei e qualcuno ha incaricato Logan di riportargliela a tutti i costi. Ma chi è questo qualcuno? E cosa vuole da lei? Lontana da casa, da quella che crede essere la sua famiglia, senza nessuno di cui potersi fidare, in balia di un carceriere di cui inizia a subire il fascino, Scarlett dovrà affrontare un viaggio alla scoperta delle sue origini. Man mano che i ricordi si faranno più nitidi, si renderà conto che l’odio non è poi così distante dall’amore. E cosa fai, allora, quando scopri che tutto ciò che volevi ricordare è tutto ciò che un tempo avresti voluto dimenticare? Primo episodio di una trilogia, Hybrid. L’altra me è un romanzo intenso che non concede pause, che dipinge di vermiglio quel misterico caleidoscopio che è la realtà o supposta tale.

Il mio pensiero

Per quanto assurdo possa sembrare, da quando ho letto questo libro è passato un anno intero. Sì, un anno! E io che credevo fossero trascorsi solo pochi mesi… In ogni caso, come avrete capito, la recensione non sarà frutto di una lettura fresca e recente, ma il libro mi è rimasto impresso abbastanza da poterci scrivere una recensione dettagliata (sempre senza fare spoiler).

La protagonista di Hybrid è Scarlett, normale adolescente la cui vita cambia drasticamente da un momento all’altro: si ritrova infatti rapita da un ragazzo che non conosce, incaricato di scortarla da un qualcuno di cui non si scoprirà l’identità fino alla fine del libro, e per di più la poveretta viene anche trasformata in un vampiro. Potrebbe andare peggio di così? Che ci crediate o meno, signori miei, per Scarlett andrà molto peggio di così. La sua storia è un continuo colpo di scena, azione, suspance, fiato sospeso… ho finito il libro in pochissime ore perché non potevo metterlo giù, curiosa di sapere come si sarebbero evolute le cose tra Scarlett e Logan (il rapitore), chi fosse l’uomo che l’aveva fatta sequestrare, cosa fosse successo nel passato misterioso e oscuro della ragazza… Essendo questo il primo libro di una trilogia, il finale è rimasto aperto per successivi sviluppi, ma comunque ha risposto a molte delle domande nate nel corso della storia. E’ stato soddisfacente, in sostanza. E visto che del sequel non si sa ancora nulla, direi che questo è un elemento da non sottovalutare!

La storia si srotola bene, gli eventi sono narrati nei giusti tempi e l’autrice è stata in grado di infondervi una nota di realismo tale che non è stato affatto difficile immedesimarmi nelle avventure dei personaggi. Ho trovato qualche piccola incongruenza a livello di trama, sciocchezze come il colore di capelli di un personaggio o simili, e mi chiedo come sia stato possibile che la casa editrice si sia lasciata sfuggire certi dettagli. E non si tratta solo di questo, purtroppo: nel testo ho trovato molti refusi, fin troppi per essere un libro pubblicato tradizionalmente, espressioni dialettali che andavano necessariamente corrette ed errori di battitura, tanto che sono persino arrivata a chiedermi se l’editing fosse stato fatto o meno. Ed è un vero peccato, secondo me, perché il libro è terribilmente buono: un’ultima aggiustata e questo diamante grezzo avrebbe potuto brillare come una stella. La fortuna è che lo stile di scrittura di Elany è talmente bello che queste piccolezze passano in secondo piano (sebbene siano fastidiose da leggere): è lineare, pulito e incredibilmente evocativo. L’autrice infonde musicalità al testo, alternando frasi lunghe e articolate con altre più corte, quasi tronche, contribuendo così a creare un’armonia a cui non tutti gli autori possono aspirare. Ho riscontrato qualche problema con il cambio di POV (punto di vista): il principale è infatti quello di Scarlett, narrato in prima persona e al presente, ma ogni tanto si sposta senza preavviso su Logan, che narra in terza persona, e questi cambi mi hanno inizialmente confusa; poi, facendoci l’abitudine, non è stato più un problema, tanto più che i due protagonisti narranti hanno voci ben distinte e confonderli non è proprio un’opzione. Restando in tema personaggi, il loro spessore è un altro punto a favore di questo libro: Elany descrive ognuno di essi – principali e secondari – con maestria, dipingendone i tratti con semplici parole che ci fanno immedesimare in loro e comprenderne i comportamenti. L’unico appunto che potrei fare è sulla bambina, Lena, inaspettata e sfortunata compagna di viaggio dei due protagonisti: dalla descrizione fornitaci sembra che la piccola abbia all’incirca sette anni, ma non mostra nessuno dei comportamenti tipici dei bambini a quell’età: è silenziosa, distante, apatica. Posso comprendere che la situazione in cui si trova sia drammatica, ma non ho comunque trovato particolarmente realistico il suo comportamento; comunque descrivere i bambini è forse una delle cose più difficili, quando si scrive un libro, perciò non mi soffermerò troppo su questo punto.

A chi consiglierei questo romanzo? Beh, se vi piace il genere “vampiri” ma odiate i clichè tipici che accomunano l’ondata vampirica post-twilight, allora fatevi sotto: Hybrid è originale, fresco, innovativo. Non ve ne pentirete!

In generale, considerato tutto ciò di cui ho parlato in questa recensione, posso soltato dire all’autrice: ottimo lavoro! E sbrigati a scrivere il sequel, la curiosità è alle stelle!

A voi lettori lascio una domandina: conoscevate questo libro prima della recensione? Che cosa ve ne pare?

Un abbraccio a tutti,

Yumi :3

 

L'angolino degli emergenti

Recensione “Paradox” di Adriana Moccia

Buon pomeriggio a tutti, readers! Ebbene sì, sono ritornata con una nuova (e imprevista) recensione, e il titolo che vi propongo oggi è “Paradox” di Adriana Moccia, un urban fantasy dalle sfumature dark che mi ha decisamente rubato il cuore! Ma ciancio alle bande e via alla scheda tecnica!

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Titolo: Paradox

Autore: Adriana Moccia

Genere: Urban fantasy

Editore: Autopubblicato

Anno di pubblicazione: 2017

Prezzo: 5,49€ eBook/ 17,99€ cartaceo

Dove aquistarlo: Su tutti i maggiori store online (link acquisto Amazon)

Trama: Lunghi capelli castani e grandi occhi nocciola. Amanda Evans è una diciassettenne nata e cresciuta in California. Vittima di tragici eventi, perde i genitori ed è costretta a trasferirsi da suo zio Vincent, uno stimato avvocato che vive in Italia. Amanda cade in una pericolosa depressione che la induce a isolarsi dal mondo. Successivamente iniziano ad accaderle vicende inspiegabili e spaventose, finché, un giorno, arriva a scuola Roberto: un nuovo studente dai lineamenti perfetti e gli occhi a mandarla color ghiaccio. Da quel momento la vita di Amanda prende una svolta. Quando è con lui riesce a mettere da parte le sofferenze e i ricordi dolorosi. Ben presto però capisce che Roberto nasconde un segreto. Le anime dei due protagonisti sono legate da una missione che lui deve compiere: salvare Amanda da un pericoloso destino. Tuttavia la scelta di stare insieme metterà in pericolo entrambi, conducendoli in un costante bilico tra la vita e la morte.
Paradox è un racconto drammatico e colmo di suspense, che vede due ragazzi legati da un amore che li salva e li distrugge nello stesso tempo, ma è anche una storia di speranza per i protagonisti che, tramite un percorso psicologico e spirituale riescono a riassaporare la perduta gioia di vivere.

Dunque, miei prodi, direi che possiamo cominciare! Parto col dirvi che, come ho accennato poco fa, la recensione di questo libro non era prevista: non sapevo nemmeno che esistesse, fino a poco meno di ventiquattr’ore fa. Ma poi, girovagando come un’anima in pena nella sezione “libri fantasy” di Amazon (una delle mie attività preferite in assoluto), mi sono imbattuta nella meravigliosa copertina di Paradox e ho deciso di dare un’occhiata all’anteprima messa a disposizione dalla piattaforma. Mi sono bastate quattro righe e altrettanti secondi per capire che avrei amato questo libro alla follia; così, mandando al diavolo la vocina che mi ripeteva che più di cinque euro per un eBook erano un po’ una follia, ho premuto con soddisfazione sul pulsante “acquistare adesso con 1-click” e per il resto della serata sono stata totalmente fagocitata dal libro in questione. L’h finito poco fa, impiegandoci un totale di circa tre ore, e mi sembrava doveroso spendere almeno due parole in merito a questa perla.

Protagonista di Paradox è Amanda, una diciassettenne americana che in seguito alla scomparsa di sua madre in un grave incidente, è costretta a trasferirsi in Italia dallo zio  Vincent e dalle cugine Jessica e Brianna (le reincarnazioni ancora più inutili e meschine di Anastasia e Genoveffa). Oltre al dolore atroce per la perdita della mamma e ai sensi di colpa per il proprio comportamento freddo e distaccato degli ultimi tempi, Amanda si vede infatti anche attaccata dalle due sorelle, che disapprovano la sua presenza in casa e non ne fanno certo un segreto. La ragazza non ha stimoli, sta precipitando sempre più a fondo nel vortice oscuro della depressione e tutto ciò che riesce a fare, oltre a fingere un sorriso e trovare scuse per la sua mancanza di appetito, è dormire: non appena torna da scuola, ingurgita qualche goccia del suo tranquillante e va KO per delle ore, l’unico modo che ha per tenersi a distanza da tutto quel dolore che ogni giorno rischia di soffocarla. E’ un ottimo metodo per evitare quelle due streghe che ha per cugine, anche. In ogni caso, strani eventi iniziano a perseguitare Amanda, eventi che non riesce in alcun modo a spiegarsi: ombre che sembrano seguirla ovunque, un miserioso lago nel mezzo del boschetto dietro casa che sembra vedere solo lei, sogni strani e la perpetua sensazione di essere osservata. La ragazza, che non sa cosa pensare dell’intera situazione, si sforza di andare avanti nonostante tutto: a scuola fa la conoscenza di Marianna e Fiorella, due ragazze che la prendono subito in simpatia, e anche di Roberto, nuovo arrivato proprio come lei. Lui è perfetto in tutti sensi: bellissimo, intelligente, educato, gentile… ma in lui c’è qualcosa di strano – Amanda non impiega molto a rendersene conto – qualcosa che assurdamente sembra avere a che fare proprio con lei. Non vado oltre (spoiler a morte), vi dico solo che più andavo avanti con la lettura, più ero curiosa di sapere cosa nascondesse Roberto e perché fosse così importante. Vi dirò, non sono rimasta affatto delusa dalle sue rivelazioni, tutt’altro! E soprattutto non ho capito quale fosse il suo segreto fino all’ultimo secondo, è stata una trovata davvero originale e mi è piaciuta!

Le vicende di Amanda e Roberto tengono letteralmente incollati alle pagine, staccarsene è impossibile: mentre leggevo continuavo a ripetermi “solo un altro capitolo”, pur sapendo che si trattava di una sporca bugia e che di capitoli ne avrei letti almeno altri cinque. Questo libro è il giusto mix di mistero, amore e fattore fantasy: nessuno di questi tre elementi prevarica sugli altri, tutto è dosato con grande maestria e gli eventi sono narrati nei tempi giusti: né troppo piano, né troppo in fretta. Ciò che non ho digerito è stato il finale: non tanto per il finale in sé, quanto per il significato che dovrebbe avere. Non l’ho capito, sarò onesta. E sì, ci sono rimasta male perché mi aspettavo che Paradox finisse in maniera molto diversa. Spero con tutte le mie forze che l’autrice preveda un sequel, perché ora come ora non mi sento affatto soddisfatta del finale. Io devo sapere! In ogni caso, nel testo ho trovato qualche piccola incongruenza (se pranzano a scuola perché lo fanno di nuovo anche a casa? E solitamente nelle scuole superiori italiane non si cambia aula, al termine di una lezione, a meno che non si tratti di un istituto specifico), ma nulla di irreparabile, tutt’altro.

Paradox è una storia di sofferenza, paura, accettazione del proprio dolore e, soprattutto, rinascita: in particolare ho apprezzato il chiaro messaggio che imparare di nuovo a star bene può far paura e può far male. Tanto. Però è necessario per tornare in superficie.

Ho trovato i due protagonisti (Amanda e Roberto) molto ben caratterizzati, ma il resto dei personaggi… comparse. Nient’altro che comparse, piatte e vagamente insipide e che non hanno dato molto contributo alla storia. Prendiamo Fiorella e Marianna, per esempio: in loro c’era del potenziale, così come in Jessica e Brianna (sarebbero potute essere personaggi memorabili, con un pizzico di attenzione in più), ma tutti loro si riducono a delle macchiette di poco spessore usate come tappabuchi. Anche per questo spero vivamente che ci sarà un seguito: mi piacerebbe vedere un’analisi anche degli altri personaggi, sentire le loro voci, perché sono certa che abbiano tutti molto da dire.

Lo stile di Adriana mi è piaciuto molto: pulito, senza fronzoli, diretto. Fa descrizioni bellissime (forse un po’ lunghe quando si parla di architettura) ed evocative, dipinge scene vivide e dettagliate con poche parole efficaci e possiede un vocabolario non indifferente. Punteggiatura quasi perfetta (a parte qualche virgola fuori posto), un po’ di problemini con la consecutio temporum, ma nulla di grave, e grammatica assolutamente ineccepibile: ancora una volta, pur trattandosi di un prodotto autopubblicato, devo fare i miei più sinceri complimenti all’autrice per la qualità della sua opera!

In conclusione, a chi consiglierei questo libro? Agli amanti del genere, di sicuro, ma anche a tutti coloro che hanno sofferto per la perdita di qualcuno e si sono sentiti alla deriva. Tornare a stare bene è possibile.

Mi mando un grande bacio, e vi lascio con una domanda: conoscevate questo libro?

Yumi :3